Login

Entra
Nessun account? Registrati
 
Home

Benvenuti

Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Aprile 2012 Maggio 2012 Giugno 2012
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
Settimana 18 1 2 3 4 5
Settimana 19 6 7 8 9 10 11 12
Settimana 20 13 14 15 16 17 18 19
Settimana 21 20 21 22 23 24 25 26
Settimana 22 27 28 29 30 31

Sondaggi

Ti alleni...
 

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication

LA VIA DEI PENITENTI
Scritto da Giovanni Baldini   
giovedì 17 maggio 2012
5° ULTRATRAIL THE ABBOTS WAY 2012: LA VIA DEI PENITENTI
Walter Fagnani è nato il 17 settembre 1924 a Verona. E’ ovviamente  pensionato avendo quasi 88 anni, ma si offenderebbe chiamandolo tale. Ha iniziato a correre in bicicletta e se non fosse scoppiata la guerra probabilmente si sarebbe rivelato un campione. Poi, a 47 anni, a causa della motorizzazione di massa, è iniziata la piaga del  traffico e, stufo di respirare piombo tetraetile e benzene, optò per la corsa a piedi. Da podista, in mezzo secolo, ha concluso circa trecento maratone e un centinaio di ultramaratone. Ha corso quasi tutte le edizioni del Passatore, e ancor oggi il suo amore per la montagna è così intenso che si cimenta nei trail,  in particolare nell’ormai consolidato appuntamento dei primi di maggio che da Pontremoli arriva a Bobbio, e denominato  con l’anglicismo  “The Abbots Way”. Il titolo è stata scelto non perché va di moda usare termini anglosassoni, ma perché  quasi tutto il percorso che va dalla Lunigiana a Bobbio nell’Alta Emilia è quello  battuto nel Medioevo dagli abati irlandesi.  Laici sono gli organizzatori, i piacentini “Lupi d’Appennino”: Elio Piccoli ed Armando Rigolli, ma ci vuole una profonda fede per realizzare un simile evento.

 


Ultimo aggiornamento ( giovedì 17 maggio 2012 )
 
“Della vera e perfetta letizia”
Scritto da Fabio Marri   
lunedì 14 maggio 2012

5-6 maggio 2012 – Pontremoli-Bobbio - Abbots way 2012.

In uno dei Fioretti di San Francesco (faccio un po’ di sintesi), il santo interrogava un suo confratello, mentre stavano faticosamente raggiungendo un monastero senza sapere se lì sarebbero stati accolti o meno, su cosa sarebbe stata la cosa più desiderabile. Il compagno di viaggio diceva che, naturalmente, la cosa più lieta per loro doveva essere una bella accoglienza, una cena, un buon letto e simili. Ma né a Francesco né (comincio a credere) a noi podisti delle lunghissime ciò basta; infatti così il poverello d’Assisi definì la “vera e perfetta letizia”: “Se io a notte profonda giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che all’estremità della tonaca si formano dei ghiaccioli, e io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio giungo alla porta, e viene un frate che mi dice: -Vattene, non è ora decente questa di andare in giro, sei un semplice e un idiota, noi non abbiamo bisogno di te! – Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia”. Anzi, rincarando la dose, san Francesco dirà di godere addirittura se il frate guardiano “uscirà fuori con un bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, qui e in questo è perfetta letizia, in vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie, obbrobri e disagi”.


Ultimo aggiornamento ( lunedì 14 maggio 2012 )
 
Camminata del 25 aprile (Maratonina)
Scritto da Fabrizio Sandrelli   
sabato 28 aprile 2012
Vi ero già stato tre anni fa, ricevendone un’impressione più che positiva. Ieri sono tornato sul luogo del delitto, ovvero a Fabbrico (RE), per trascorrere di nuovo il 25 aprile correndo la maratonina e sono rincasato nel pomeriggio ancor più soddisfatto della prima volta e gratificato da un premio inaspettato. Per iscriversi alla mezza competitiva, organizzata da ANSPI e UISP nell’ambito della “camminata del 25 aprile”, la procedura d’iscrizione era estremamente semplice.
Chi – come me – non aveva effettuato la preiscrizione, poteva presentarsi sul posto il giorno stesso della gara e iscriversi, presentando il tesserino FIDAL o di altro ente di promozione sportiva, alla modica cifra di 10 euro.
Nel giro di qualche minuto dal mio arrivo a Fabbrico,avevo già il mio pettorale ed ero pronto e bardato per correre. La mattina soleggiata e luminosa, l’aria di festa con sventolìo di bandiere tricolori e tanta gente che affollava la via principale del paese, hanno fatto da bel contorno alla partenza di noi competitivi, avvenuta puntualmente alle nove.

Ultimo aggiornamento ( sabato 28 aprile 2012 )
 
Montichiari (BS) 22.4.12 – 28^ Camminata ecologica
Scritto da Fabrizio Sandrelli   
lunedì 23 aprile 2012

Era la prima volta che partecipavo a questa corsa dell’hinterland gardesano bresciano e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Si trattava di una corsa di circa 12 km, competitiva e non, con tracciato ondulato e fondo misto asfalto-sterrato. L’ideale per saggiare la condizione senza sfiancarsi troppo e senza esagerare, dopo il medio collinare del giorno prima a San Zeno di Montagna (VR). Mi è stato spiegato che in realtà si sarebbe dovuto partire dal castello di Montichiari, ma a causa di una concomitante gara di mountain-bike, si è scelto di far partire la corsa da un luogo più periferico, ovvero dal piazzale di un oratorio. Al mio arrivo ho trovato da parcheggiare abbastanza agevolmente e ho notato subito il notevole afflusso di concorrenti, non meno di trecento. Mentre ero ancora impegnato negli esercizi di allungamento muscolare, convinto che la gara riservata ai ragazzi dovesse ancora terminare, è giunto improvviso il colpo di pistola dello starter. Sono partito perciò tra gli ultimi e non mi è stato facile farmi largo in mezzo al gruppo, cercando di risalire qualche posizione. Meglio così, visto che ho potuto dosare meglio le forze e impostare la gara su una lenta e continua progressione. Abbandonato lo stradone iniziale, ci siamo inoltrati nella verde campagna monteclarensein direzione di Carpenedolo per affrontare - attorno al quarto km - la lunga ma non troppo ripida salita di una collina. Come al solito, la discesa è stata la parte brillante della mia corsa, ma nel successivo tratto lungo il Chiese ho ripreso a correre con una certa lena, a un ritmo costante. Splendido tratto, quello sull’argine, col greto del fiume, che mi ha richiamato ricordi di tempi lontani, quando da bambini si dava la caccia ai “bossi”, i pesciolini del Chiese annidati tra i sassi del fondale. Tornando alla nostra corsa, l’ultimo chilometro ci ha riportato sull’asfalto, lungo lo stradone già percorso all’andata. Anche qui c’è stato tempo per riacciuffare in extremis due o tre rivali. Alla fine ho rimediato un nono posto di categoria, risultato più che dignitoso che mi è valso, tra l’altro, uno scatolone zeppo di cibarie di buona qualità. Buono anche il meteo, con un alternarsi di nubi e di schiarite e con una temperatura fresca ma non fastidiosa. La corsa di Montichiari ha fatto da ottimo preludio alla maratonina di Fabbrico, a cui spero spero, infortuni e imprevisti permettendo, di poter partecipare insieme (presumo) a un gruppo nutrito di altri mantovani.

Fabrizio Sandrelli


Ultimo aggiornamento ( lunedì 23 aprile 2012 )
 
Quarant’anni dopo, esserci ancora
Scritto da Fabio Marri   
mercoledì 28 marzo 2012
Forse ha ragione Hartmann Stampfer, il grande maratoneta cinquantenne altoatesino (di Sciliar: il suo nome significa all’incirca “uomo duro che cammina con forza”), e che corre solo pezzi unici: dunque niente record costruiti andando venti volte ciascuna a Vigarano, Russi, Piceno, Mugello e via abbrutendosi fino alle maratone nel cortile di casa propria, ma sempre esperienze nuove. Con questo metodo, in una dozzina d’anni ha già superato le 200 tra maratone e ultra (una cinquantina in Italia, altrettante in Germania), ed ha una prospettiva molto più vasta di coloro che giudicano una maratona in base al pacco gara e al pasta party, concludendo - i tapini - che Porto San Giorgio o Ragusa sono meglio di Interlaken o Berlino, dove “non ti danno niente” (Govi dixit). A questo metodo mi sto avvicinando anch’io, col declinare dell’età e della speranza media, se non di vita, almeno di capacità agonistica; faccio un’eccezione per le corse di valore assoluto (mi spiace, per esempio, di mancare da Davos già da tre o quattro anni), ma cerco di conoscere soprattutto maratone mai viste, pur immaginando che magari non saranno l’optimum.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 28 marzo 2012 )
 
TRAIL DE VULCAIN: PUY DE DÔME COME I MONTI CIMINI O QUASI
Scritto da Giovanni Baldini   
lunedì 19 marzo 2012
In Francia, nominare Volvic, equivale come da noi in Italia pronunciare notissimi marchi di acqua minerale. Per essere obiettivo il grado culturale medio dei cugini d’oltralpe è decisamente superiore a quello italico, dove la geografia si sta cercando addirittura di farla scomparire dai banchi di scuola, perciò lì, quando si pronuncia Volvic, si pensa anche ad altro: paese di circa 4600 anime del dipartimento del Puy-de-Dôme della regione dell’Alvernia (Auvergne), nella catena dei vulcani che in francese si dice “Chaine des Puys” (puys sta per vulcani), praticamente l’ombelico della Francia. Quando frequentavo le scuole medie, mi rimase impressa la foto aerea sul libro di francese che ritraeva le tipiche conformazioni tronco-coniche vulcaniche del Massiccio Centrale, segno di un’attività geologicamente giovanissima (le ultime eruzioni risalgono a circa ottomila anni fa per cui non possono essere ancora considerati estinti al pari dei viterbesi Monti Cimini,fortemente imparentati, dove dimoro stabilmente) e desideravo tanto poter visitare quel vasto territorio dove, tra l’altro, nasce il Maestrale, la brezza tanta amata dai velisti che spazza il Mar Tirreno ma tormento per chi si dedica ai bagni di sole in spiaggia, a causa della sabbia sollevata dalle raffiche di vento, che si spiaccica sui corpi arrostiti.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 19 marzo 2012 )
 
Sulle strade dei lanzichenecchi
Scritto da Fabio Marri   
venerdì 16 marzo 2012
Dopo due brevi e infelici esperienze a Como e Lecco capoluoghi, sembrava che il lago di Como restasse l’unico in Italia privo di una maratona: ci ha riprovato il Triathlon Lecco, allungando il tracciato di quella che nel 2011 era stata la sua maratonina. Alla prima esperienza, la maratona ha totalizzato circa 110 iscritti e 95 classificati in tempo massimo; più 271 nella mezza competitiva, oltre a un numero non precisato di partecipanti ai percorsi non competitivi (maratona inclusa) e alle gare per giovanissimi. Per un paese di seimila abitanti, è comunque un risultato apprezzabile.
È una maratona lacustre solo in piccola parte, a occhio e croce meno di 5 km su e giù nella zona partenza-arrivo; per il resto, è un percorso (come dicono là) “a bastone”, avanti e indietro lungo la sponda sinistra (orientale) dell’Adda, che va appunto a immettersi nel lago poco a monte di Colico.
È il giro (racconta Manzoni, che un po’ se ne intendeva di quelle parti) che fecero i lanzichenecchi nella loro famigerata discesa: “scendendo dalla Valtellina per portarsi nel mantovano, dovevano seguire tutto il corso che fa l’Adda per i due rami del lago, e poi di nuovo come fiume fino al suo sbocco in Po… Colico fu la prima terra del ducato che invasero que’ demoni; si gettarono poi sopra Bellano…”.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 12 di 140