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Sottotitolo: Tra taurina, Torelli e Tarallo ……è finita a tarallucci e birra……! La voce tra i trailer s’è sparsa come un’epidemia e le notizie trasmesse dai pionieri, suddivisi tra Roma e Viterbo hanno fatto proseliti! Da Roma si sta cercando di fare una vettura da 4 posti, ma per trasportare gli altri tre amici Viterbiculi occorrerà un altro veicolo. Non vorremmo mica trasformare questa splendida gara, per di più molto dura, come un pellegrinaggio a Lourdes!?….
I nuovi, pronti a vivere l’esperienza del Grand Raid du Mercantour, ultra trail di 102 km, insieme ai già “esperti” Massimo Guidobaldi, Giovanni Battista Torelli e Gianni Baldini, sono: Domenico Peruzzini, Raffaello Alcini, Ferdinando Iacovelli e Stefano Tonchi. Prima di partire riceviamo gli auguri da parte del poliziotto Alessandro Tarallo da Roma, che per problemi di famiglia ha rinunciato all’ultimo istante e da Andrea Callera, anch’egli assente giustificato vista la sua recente paternità; lui che si trova in Liguria e quindi sulla strada per il confine francese, ci propone di andare a dormire a casa sua….ma noi non vorremmo trasformare il suo appartamento in un ostello!! E’ venerdì 15 giugno, dopo circa nove ore di viaggio siamo arrivati a Saint Martin Vesubie a 986 m di altitudine. Ci troviamo in Francia, nel Parco Nazionale del Mercantour – Alpi Marittime, quella parte di Francia che confina con l’Italia dal lato Piemonte. Le condizioni climatiche sono discrete, non piove ma il cielo è coperto, come spesso succede da queste parti, causa l’influenza del mare, distante appena 60 km. Sono le 16:00, c’è poco tempo per ambientarsi, la gara parte alle 4:00 del sabato 16 giugno e come ormai da sempre succede in queste zingarate, con poche ore di riposo, sdrammatizzando, forti anche dell’esperienza di 2 anni fa, di Gianni, Giovanni Battista, Marco e il sottoscritto, si cerca di entrare in clima gara. Ritirati i pettorali e dopo aver incontrato i ns amici Marco Galletto e Simone Musazzi, veri animali di montagna, si va subito a dormire nell’ostello prenotato dall’Italia. Ottimo ambiente, ben gestito da due anziani signori, lei che registra i nostri nomi all’arrivo e lui che intrattiene parlandoci in italiano. Ma come si sa la promiscuità crea sempre confusione, il vociare e il rumore dovuto alla preparazione dello zaino e all’incertezza su cosa portare, oltre al materiale obbligatorio, non danno la tranquillità necessaria per dormire fino alle 2:00, ora prevista per la sveglia. Ferdinando sembra essere il più indeciso, non ha mai affrontato gare del genere. Io e Gianni gli consigliamo di inserire, una giacca antipioggia doppio o triplo strato, una termica a manica lunga, guanti e una piccola riserva alimentare, completa di sali minerali. Non dimentichiamo i bastoncini telescopici, particolare importante nella dotazione, in quanto aiutano a scaricare la schiena, i muscoli delle gambe e le articolazioni delle ginocchia. Zaini di ogni dimensioni e forme, per l’occasione ho apportato alcune modifiche al mio….”er modifica” colpisce ancora!…(sto pensando di brevettarlo e magari rivenderlo). Siccome da regolamento non è possibile usare i bastoncini telescopici nel tratto che va da Pas de l’Arpette 2511 mslm a Pas du Diable 2428 mslm ( non sono riuscito bene a comprendere il motivo di questo divieto, ma credo sia per non spaventare le colonie di camosci e stambecchi o forse perché c’è bisogno di usare mani e piedi per sorreggersi nei passaggi pseudo - alpinistici ), mi sono ingegnato a creare due tasche tubolari sul retro dello zaino, per poter inserire i bastoncini una volta raggiunto il punto d’inizio divieto. Si parte con una leggera brezza e per circa un ora di corsa facile, con le gambe ancora poco reattive. A causa della mia miopia con astigmatismo, che mi comporta ad avere problemi di vista al buio, cerco di stare in gruppo per sfruttare i fasci di luce delle lampade frontali degli altri….opportunista! Sarà questione di poco, perché il sole farà la sua comparsa verso le ore 5:00. Il primo vero impegno si ha dopo circa 10 km, in cui il percorso si inerpica dai 1285 m di Saint Dalmas ai 2452 m del Col de Bran. Il primo dislivello, che caratterizza così un tracciato di 102 km, comprendente 12 vette sopra i 2000 m. Troppe le volte in cui si “sentirà fischiare il merlo”, come predice il “sibillino” Gianni, anch’egli colto di sorpresa da tanta difficoltà. Percorso completamente rinnovato ( in peggio naturalmente ) dagli organizzatori, che hanno voluto dare una certa unicità alla gara, rendendo il 4° Grand Raid du Mercantour il più difficile di Francia se non d’Europa! Sarà il risultato finale a parlar chiaro…..su 600 partenti circa, solo 280 persone porteranno a termine la gara! Ferdinando prova a seguirmi, ma non regge il passo; queste gare vanno preparate con scrupolo e Ferdi di certo non è in condizione, solo alla fine saprò che si è ritirato al 45° km. Mi sento di avere sulla coscienza sia Domenico che Raffaello, trascinati nella più improbabile delle gare! L’obiettivo che assilla tutti noi è quello di raggiungere il cancello orario posto al 50° km a Pont du Countet, entro le 18:00 di sabato! Da questo punto, i ritardatari saranno obbligatoriamente dirottati su un percorso di 75 km. Ma non è certo l’unica incognita, le crisi sono sempre in agguato; mai, come in questa gara ho sofferto le salite, che regolarmente poi recuperavo, anche con passo di corsa, sulle lunghe, interminabili e molto tecniche discese. E’ vero che ci sono 6600 m di dislivello totale positivo, ma altrettanto sono quelli negativi! Discese che vanno affrontate quasi in apnea, senza attimi di tregua ne di distrazione, come quella di roccia e pietre del Pas du Colomb, la vetta più alta tra le 12, da 2548 m a 1692 m., che mi riconduce a quel fatidico 50° km in 12 ore e 30’ dalla partenza (ore 16:30), un’ora e mezza sotto il limite. Devo ringraziare Silvio Arzenton un coetaneo di Torino, per averlo incontrato durante questa picchiata e proprio nel momento in cui stavo meditando il mio ritiro. La natura ha fatto il resto….non potevo perdermi il resto del documentario, lo spettacolo è troppo bello!….proprio mentre due stambecchi si abbeveravano nel torrente a pochi metri da noi, è scattata la riscossa! Scena che mi ha ricordato il punto dove sono rimasto senz’acqua e che mi ha visto costretto, perché lontano dal ristoro, a rifornirmi da un torrente. Questa è acqua priva di sostanza e lascia una strana sensazione…..più ne bevi e più si ha sete!! La presenza di tanta acqua è dovuta ai nevai, che hanno caratterizzato il percorso con molti attraversamenti di ruscelli e torrenti, inoltre la presenza di tanta acqua ha reso ancor più difficile alcuni tratti di sentiero rendendoli fangosi e assai pericolosi affrontandoli in discesa. Il commento di Gianni Baldini relativo all’acqua è: ….questo paesaggio non è certo come il Fosso dell’Urcionio che c’è a Viterbo (la marrana che raccoglie le acque reflue e piovane)!! La compagnia di Silvio mi ha rinfrancato, visto il vantaggio acquisito, decidiamo insieme di proseguire nel buio della notte e di portare a termine la gara. Ora si aggregano tre francesi, ma chi conduce l’andatura è sempre Silvio, che ha avuto pazienza nel comprendere le nostre difficoltà, sempre pronto ad incitarci. Poco prima del 7° e ultimo ristoro di Madone des Fenestres ( siamo all’85° km ), seduto ai bordi del sentiero mi sembra di vedere il fantasma di Torelli, ma forse è solo una allucinazione notturna!…..ma è proprio lui, dal vivo!….che cosa fai qui?…..io ti credevo già all’arrivo!….ti senti male?…..sono distrutto…..ma hai la febbre?…..ho di tutto. Arrivati al ristoro, ci si riscalda con un po’ di brodo al gusto di aglio e spaghetti spezzettati, il caffè è meglio evitarlo; io opto per una lattina di Burn, che contiene taurina e caffeina, è proprio ciò che ci vuole in questi momenti, mi aiuterà senz’altro a superare le ultime due ciliegine sulla torta, Baisse de Prals 2347 m. e Cime du Piagu 2338 m., nei 17 km rimanenti. Torelli decide di continuare nonostante le precarie condizioni e al limite dell’ipotermia si accoda, ma non vuole rallentarci e ci ordina di proseguire senza badare a lui. Intanto il gruppo con i tre francesi si smembra e rimaniamo solo io e Silvio, con passo spedito si vola giù per il discesone (1200 m di dislivello) che ci porta all’arrivo di S.Martin Vesubie. Le gambe ormai non ci sorreggono, quando ormai pensavamo di aver fatto il vuoto dietro a noi, veniamo affiancati e poi superati da uno dei francesi con cui avevamo fatto gruppo, per giunta il più affaticato dei tre (…..avesse anche lui consumato un Burn?!). Questo suscita in noi un certo stupore, che con un semplice sguardo tra me e Silvio, viene tradotto in una corsa a perdifiato fino all’arrivo, concludendo mano nella mano, la nostra cavalcata con il tempo finale di 27 ore e 45’!! All’arrivo sono ad attenderci Gianni Baldini, che ha chiuso in 23 ore, Marco Galletto in 21 ore; Simone Musazzi in 18 ore primo degli italiani; Raffaello Alcini non è giunto entro il limite delle 18:00 al 50° km. Stefano Tonchi arrivato con il tempo di 25 ore, era a riposare all’ostello insieme al già citato Ferdinando Iacovelli. Dopo circa mezzora dal mio arrivo giunge Giovanni Battista Torelli, reduce da una settimana nella scalata dell’Etna (17° assoluto), che sembra aver trovato la sua panacea a tutti i suoi problemi, proprio nelle ultra. Ultimo, Domenico Peruzzini, il ferroviere d’acciaio, è ancora in gara, con la sua insperata prestazione ci coglie tutti di sorpresa e tutti siamo impazienti di vederlo arrivare. Ce la farà o non ce la farà a rientrare entro il tempo limite delle 30 ore e quindi entro le ore 10:00 (domenica 17)?! Eccolo sbucare dalla curva a gomito che conduce al rettilineo finale sulla piazza di Saint Martin Visubie con il tempo finale di 29 ore e 8’!! Tutte le sue preoccupazioni nei giorni precedenti la gara sono state annientate, la sua preparazione meticolosa, basata su uscite in montagna e una partecipazione alla 100 del Passatore, non ha vanificato gli sforzi che gli hanno permesso di beffeggiare il merlo fischiante!! Vorrei concludere con la massima espressa dagli organizzatori che esprime in breve, tutto il significato di questa gara: L’ethique de nostre corse, le respect de la nature, le respect des personnes, le partage et la solidaritè… Massimo Guidobaldi Italiani in gara : 1 Musazzi Simone 18:29’ 2 Galletto Marco 21:39’ 3 Piccardo Lorenzo 21:59’ 4 Negri Luigi 22:31’ 5 Baldini Gianni 23:03’ 6 Mariani Marco Luca 23:21’ 7 Incardona Bruno 24:52’ 8 Pitruzzella Luigi 24:55’ 9 Tonchi Stefano 25:21’ 10 Bortolotto Gabriele 25:25’ 11 De Alessandri Andrea 25:32’ 12 Ciuffa Pino 26:04’ 13 Ridolfi Riccardo 26:07’ 14 Carbone Emilio 26:31’ 15 Arzenton Silvio 27:45’ 16 Guidobaldi Massimo 27:45’ 17 Torelli Giovanni Battista 28:12’ 18 Taverna Alberto 28:22’ 19 Lovo Lamberto 29:08’ 20 Pietropaolo Maurizio 29:08’ 21 Peruzzini Domenico 29:08’ 22 Gianesini David 30:46’ 23 Pasinato Bruno 31:01’
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