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Home arrow Dal fronte... arrow Ultra-Trail Mont-Blanc (29-31 agosto 2008) arrow Attorno al Monte Bianco per l’ultima volta (speriamo)

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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Attorno al Monte Bianco per l’ultima volta (speriamo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Marri   
sabato 06 settembre 2008
Indice articolo
Attorno al Monte Bianco per l’ultima volta (speriamo)
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Perché ci sono tornato? Nel 2007 avevo concluso la prova, 40 ore malgrado molte soste ai pronti soccorsi e una caviglia gonfia il doppio dell’altra, e potevo considerarmi appagato, al punto persino di poter mettere in soffitta le scarpette; gli altri concittadini miei compagni di avventura avevano tutti rinunciato (tranne Stefano, che aveva invano tentato di coinvolgermi nell’estrema follia, la “Trotte” di 220 km con 17mila metri di dislivello). Mia moglie Daniela non insisteva più di tanto; oltre tutto il percorso era stato allungato di altri 3 km e ‘innalzato’ di 500 metri… (totali dichiarati, 166 km e 9400 metri da salire e scendere).
Eppure, all’ora stabilita in quella sera di gennaio 2008 nella quale occorreva iscriversi, ero davanti allo schermo con un nuovo amico modenese, Maurizio, che già avevo portato a Davos e voleva assolutamente provare queste emozioni. Mentre io temevo, lasciando perdere l’occasione, che sarei stato troppo male, il 29 agosto, a sapere che gli altri partivano e io no: la mia era una scelta sentimentale, non razionale, tant’è vero che non mi ero nemmeno reso conto che i cosiddetti 500 metri in più consistevano in una salita di 900 metri verticali tra il km 148 e il 157, cui seguiva una discesa di quasi 1100 metri in 9 km fino al traguardo.
L’iscrizione era riuscita, a dispetto degli altri 4000 candidati respinti per l’esaurimento dei posti in un’ora (!); alla fine, mia moglie aveva scelto una via di mezzo, ovvero la “mezza” (chiamiamola così!), 98 km con “soli” 5500 metri di dislivello. Ed erano dunque ricominciati i sette mesi sui quali aleggiava il pensiero di cosa saremmo andati a fare, aggravati da una pubalgia che mi aveva condizionato da novembre a giugno.
Con questo limite, avevo alternato lunghe sedute di terapie fisiche e osteopatiche ad un moderato allenamento in corse ufficiali (odio allenarmi da solo!): quattro mesi senza maratone da dicembre a marzo, poi Treviso a fine marzo, Bologna a fine aprile, la 73 km di Eisenach a metà maggio, la 100 di Biel-Bienne a metà giugno, e poi ‘in calando’ le 42 del Ventasso a metà luglio, di Davos (quella più dura, la K 42) a fine luglio, unico collaudo per le scarpette da trail che già mi avevano accompagnato a Chamonix l’anno prima. Qualche supermaratoneta allievo di Govi mi diceva: sei in calo, non corri più come prima (magari sussurrando che mi ero rovinato…); io lasciavo che aggiungessero numerini veri o fasulli ai loro palmarès…
Poi, ai primi d’agosto, solita vacanza di rito in Val d’Aosta, tutti i giorni 6-8 ore di marce o scalate con zaino e scarponi verso quote 2500-3000, non più di tre allenamenti di corsa su sentieri. E arriva la vigilia del giovedì 28, quando Maurizio ci raggiunge in quota, e cresce la tensione nel verificare la presenza nel sacco dei materiali obbligatori (bastoncini, acqua e viveri compresi, non meno di 3 kg – noi non siamo i top-runners che fanno quello che gli pare, salvo poi scatenare proteste e proposte di squalifica alla fine!) e nel predisporre i due sacchi coi ricambi dei km 77 e 122). Non ho con me il Garmin 301 che mi dettava i ritmi nelle prime 13 ore dell’anno scorso: dopo due anni e mezzo, la batteria ha deciso di scaricarsi, e al centro di riparazione di Milano mi hanno risposto che non si aggiusta, offrendomi un fondo di magazzino per 120 euro! stateci attenti a certe fregature. Intanto, mi contento di un Casio da 20 euro: per un piccolo podista come me, è adeguato.
Venerdì 29, si porta la moglie a Courmayeur per la partenza della sua Champex-Chamonix alle 11; poi, ritiro pettorali (efficientissimo) anche per noi della ‘lunga’ (il numero coincide col piazzamento dell’anno scorso, io ho il 780; in più, il nome proprio stampato in grosso favorirà il tifo ‘nominativo’ della gente). Novità: nel pacco gara c’è un bicchiere di plastica; siamo vivamente pregati di portarlo con noi perché da metà gara in poi i ristori non ne avranno più (la solita lotta all’inquinamento). Si esce da Courmayeur per la Francia, ma senza rinunciare alla piacevole sosta davanti all’Hotel Aigle di Entreves, dove arrivano verso le 11 e un quarto i corridori della ‘mezza’ tra l’entusiasmo del gestore Alessandro Moro (un indirizzo da raccomandare, per chiunque vada a correre da quelle parti).
Ora tocca a noi: tunnel, Francia, parcheggio e navetta gratis per i podisti (qualche camperista-carogna ne approfitta per occupare quattro piazzole; uno addirittura rivende il suo pass per 10 euro al giorno!); pasta-party a Chamonix in compagnia di amici parmensi, con punta di diamante Ivan Tassoni (ma si fermeranno quasi tutti). Mi concedo un bicchiere di rosso, poi ci si mette in tenuta da corsa ritrovando la coppia fiorentina già vista in tante gare ‘scelte’, Ilaria Razzolini e Giovanni Messeri da Fiesole, testimoni scomodi di un trucchetto maratonesco dell’ex premier, e che l’anno scorso non ce l’avevano fatto, ma oggi ci riprovano (e finiranno, in 45 ore).

» 2 Comments
1"Complimenti"
at giovedì 11 settembre 2008 06:18by Roberto
Descrizioni precise, tantissimi dati. Molte grazie, sarà difficile ma può essere da monito per incitarmi il prossimo anno ad iscrivermi.
2"magnifico!"
at sabato 13 settembre 2008 17:09by The Freeso
Caro Fabio, sto postando sdraiato e col piede gonfio... ma leggendo questo tuo racconto, ho potuto far volare la fantasia attorno al Bianco, su quel percorso magnifico che tante volte ho sognato. 
Grazie di questo bellissimo regalo.
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Ultimo aggiornamento ( domenica 07 settembre 2008 )