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La solitudine del runner PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Colella   
sabato 27 dicembre 2008
Mi capita di frequente di avere sensazioni, idee, riflessioni che spesso ritrovo riportate da altri su romanzi, poesie o articoli di giornale, finendo, una volta terminata la lettura, col rimproverarmi di non averle io stesso fissate sulla carta se non a beneficio di terzi, come per uno scrittore ed un giornalista, almeno a beneficio di me stesso.
Mi è bastato scambiare poche parole al telefono con Franco per focalizzare qualcosa che per molti runners forse è una banalità ma che per me è stata una vera e propria presa di coscienza.

Dopo la chiacchierata con Franco ho per la prima volta pensato alla solitudine del runner.

Il runner è solo innanzitutto in gara ed in allenamento. Quel ritmico rumore di altre suole che gli corrono al fianco è tutt’al più una marcetta d’accompagnamento mentre cerca dentro di sè la concentrazione per cadenzare lo sforzo, ascoltando i segnali che il corpo gli invia. E se la mente gli ricorda che sta soffrendo, il runner di tutta risposta si concentra sul ritmo, controlla il tempo e si trasforma in un metronomo …tac...tac…tac…non sbaglia un colpo, è preciso, è puntuale, spacca il secondo…

Il runner sa che la corsa altro non è che un modo di declinare, col cuore e la ragione, lo spazio ed il tempo. Così si immerge in numeri, spacca lo spazio della gara o dell’allenamento, ripete a se stesso che è ad 1/10 del percorso, ad 1/5, ad 1/2 perché manca sempre meno e la fine è là.

Nel runner c’è una sostanziale coincidenza tra il piacere e la sofferenza. La sensazione di libertà della corsa è spesso indistinguibile dal momento in cui il corpo è impegnato nello sforzo. Sbaglia chi, in maniera sbrigativa, liquida tutto questo come masochistico. C’è chi ha scritto che la corsa di resistenza è quanto di più vicino esista nella cultura occidentale ad un’arte marziale. Non so se l’affermazione è corretta ma certamente ha un fondo di verità perché nella corsa c’è una dimensione spirituale che tutti noi runner abbiamo presente. Quell’intima ricongiunzione con la propria essenza in cui non si sa più cosa è cuore e cosa è testa.

Tutto questo è un equilibrio spesso fragile, qualcosa che va alimentato e rafforzato ogni giorno altrimenti si spegne. Così, il runner è solo, anche e soprattutto, quando non corre.
Capita infatti che quel circolo “virtuoso” che lo aveva portato a risultati fino ad un anno prima impensabili diventi “vizioso”, lasciandolo scivolare verso un lento e spesso inesorabile allontanamento da quella dimensione che tanto aveva amato.

Un’evenienza tanto più probabile quanto meno profondo è stato l’amore per la corsa. Una bomba da disinnescare come sempre col cuore e con la testa. Con la pazienza del ragno ed una testa da ragioniere di un tempo…si tesse pian piano la tela dei percorsi di questo mondo di corsa e si tiene conto dei chilometri percorsi…perché noi runners, forti o deboli, sopra o sotto le tre ore, lo sappiamo bene che le strade sono solo due: continuare ad amare ed essere riamati oppure vivere un rimpianto che il più comodo dei divani non potrà mai e poi mai lenire.

Dedicato a Franco Lanfredi.
» 1 Comment
1"Senza Parole"
at sabato 27 dicembre 2008 13:05by Franco Lanfredi
Io e gli altri... 
Questa scritta sono gli altri!
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