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Avevo corso le prime due edizioni della maratona di Verona, nel maggio 2001 e 2002; poi, un po’ perché era stata cambiata la data, un altro po’ perché tracciato e allestimento non mi erano sembrati il massimo, non c’ero più tornato; e come me avevano fatto in tanti, se nel 2007 questa gara era stata finita da meno di 400 podisti, e l’edizione 2008 is blowing in the wind. Ho voluto riprovarci in questa ottava edizione (? numero non precisato dagli organizzatori; meglio dire: primo della nuova serie), pur sapendo di non avere la preparazione sufficiente, perché incuriosito dalla data così precoce, da questa sfida che lo spirito d’iniziativa del nord lancia al monopolio stagionale pressoché assoluto delle maratone dell’estremo sud. E poi, c’era la scappatoia (intelligentemente lasciata dagli organizzatori) di potersi dirottare sul percorso della mezza maratona: il che ha avvicinato a questa gara un numero impressionante di corridori. Ben 3400 hanno finito la corsa, portandola ad essere una delle prime 11 maratone in Italia (sui dati 2008), coi suoi 956 classificati, ed anche una delle maratonine più partecipate della penisola. Qualche modenese osservava che se alla maratona di Carpi, anziché preoccuparsi solo dei vip e delle riprese tv, facessero una mezza, avrebbero un successo che manco si sognano: ma a Carpi non hanno bisogno dei nostri consigli.
Sono stati sedotti da Verona anche molti ‘supermaratoneti’ ovvero ‘govisti’, sebbene lo stesso giorno avessero il rituale appuntamento sulle sabbie di S. Benedetto, ma che pure qui trovavano tariffe contenute, a partire dai 20 euro: a Verona, oltre al ‘Principe’ (che ha festeggiato, almeno a suo dire, le 700 maratone), alla sua ex (!) Adriana, e all’indiano modenese Mastrolia (che ha offerto torte caserecce e spumante a tutti per celebrare le sue 150), c’erano anche il Re Togni (convalescente e fuori gara, ma presente), Sir Fausto Dellapiana, l’Ilaria Razzolini, la gloriosa Valentina Maisto, la siora Nadalina Masiero (quantunque polemica, da veneta orientale, contro gli automobilisti veronesi), la carpigiana Patrizia Rossi, che migliora ogni volta, col suocero Libero Zerbinati (attento, quest’oggi, a non scambiare ‘per sbaglio’ il pettorale), e tante altre vecchie conoscenze degli asfalti competitivi. Stento a credere che il veterano Giuliano Goldoni da Finale Emilia (bel paese, squalificato dagli arbitraggi di Dondarini) abbia corso solo i 21 km, come darebbe la classifica diramata a fine gara. La collocazione di arrivo e partenza in zona Fiera certamente toglieva scenografia, ma agevolava molto per i parcheggi, gli ampi spazi coperti, le docce caldissime ad ogni ora (sebbene prive di un autentico spogliatoio). La scelta del percorso è stata anche furba, nel senso che la prima metà, all’incirca lungo il corso occidentale dell’Adige, era tutto sommato piacevole e liscia (tanto che si vociferava che Baldini volesse limarci il suo record della mezza), e invogliava a proseguire dopo il km 17,600 dove si trovava il bivio; la seconda metà era invece alquanto più squallida, oltre tutto con saliscendi continui, traffico intenso sullo stradone per Vicenza (altroché giornata ecologica!), esclusione dalla zona monumentale tranne il periplo dell’Arena (il passaggio per il ponte Scaligero e il Castelvecchio, seppur promesso da una foto del depliant, era riservato ai mezzi maratoneti; e anche i luoghi di Romeo e Giulietta li abbiamo visti solo in cartolina). Il colmo era un ridicolo avant-indree verso il km 30, senza nessun controllo (e sì che indossavamo il chip): ma ormai, avevamo gettato il dado, e chi non ne poteva più doveva proseguire, tutt’al più tagliando quei 4-500 metri… Eccellente, nel pre-gara, la gestione della consegna pettorali: eravamo in tantissimi la mattina (malgrado l’invito a venire il sabato…), ma ci siamo imbattuti in una perfetta catena di montaggio che, salvo casi particolari, ci ha sbrigati in tempi ragionevoli; e per i ritardatari si è usata comprensione, nel senso che la partenza è stata posticipata di un quarto d’ora (mi veniva in mente il prussiano rispetto dell’orario a Calderara 40 giorni prima, quando molti stavano ancora raggiungendo la zona del via). Impressionante, in zona-fiera e lungo tutto il percorso, lo schieramento di militari al nostro servizio; anche se, quando dopo mezzogiorno il traffico auto è ripartito, sarebbe occorsa un po’ più di autorevolezza a bloccare chi si inseriva sulle nostre strade. Ma, signor sindaco, che senso ha fare una giornata ecologica con tre ore di buco in mezzo, col risultato che tutto il traffico della giornata si concentra in quelle ore? D’accordo, noi viaggiavamo su corsie separate, ma i gas di scarico non badano a fettucce e transenne… Ristori così così nella prima metà, quando eravamo in quasi 4000; più accettabili nella seconda; in compenso, gradevole il pasta-party finale (ma il vino bisognava pagarlo, o scroccarlo a Mastrolia), e abbastanza ricco il pacco-gara, con una maglietta tecnica a maniche lunghe e un originale zainetto quali pezzi salienti. Premiazioni monetarie uguali per uomini e donne (se no, che “città dell’amore” sarebbe?), salvo un condivisibile ‘malus’ in caso di tempi cronometrici mediocri: così, solo il primo maschio ha beccato cifra intera, mentre tutti gli altri e le altre hanno preso la metà (e in effetti, 3000 euro a una keniana da 2.51 mi sembravano davvero molti). Per noi gente comune, la medaglia è bella ma… ambigua, cioè è la stessa per maratoneti e ‘mezzi’. D’accordo, abbiamo pagato la stessa cifra e gli organizzatori non potevano prevedere quanti avremmo scelto l’uno o l’altro percorso; però chi vieterà adesso a uno dei 2552 di sventolare al bar la sua medaglia sostenendo di aver corso 42 km? In questo mondo di maratoneti dove si è scatenata la caccia al numero cosiddetto da Guinness, “e lui ne ha fatta una più di te ma io ne farò due in più”, e non sempre chi raccoglie i dati esercita il necessario rigore (andate a vedere il miglior tempo di Govi nella maxiclassifica appena uscita; ma ci sarebbe da spulciare qualcosa anche in record precedenti e più clamorosi), non sarebbe strano che una medaglia venisse fatta valere come prova… Ci ha aiutati anche il clima, quasi soleggiato e tiepidino quanto basta: lasciamo pur che nevichi in Sicilia! Insomma, credo che questa esperienza meriti di avere un seguito: dopo i consolidati successi di Venezia, Padova e Treviso, che il Veneto stia diventando la prima regione in Italia anche per le maratone?
» 4 Comments
1Comment at martedì 17 febbraio 2009 22:29
beh...io nn c'ero, ohimè, anche se la lenta ripresa è comunque iniziata. ma condivido da sempre l'idea che se a Carpi.............. ciao - Mac di Modenacorre.it
2"!!??" at mercoledì 18 febbraio 2009 06:38
Carissimo Fabio, io ho corso la mezza, dopo l'intervento al menisco di gennaio 2008 con le corse lunghe ho chiuso definitivamente. Ho alcune osservazioni: la maglietta nel mio pacco non c'era e allora non riesco a capirne il perchè in quanto ho pagato la tua stessa cifra anche se ho corso la mezza. Già ho avuto una dioscussione con il direttore di corsa sulla precisione del percorso di gara. Sappiamo quanto sia operoso misurare il percorso e la sua omologazione sia frutto di pignoleria maniacale
3"!!??" at mercoledì 18 febbraio 2009 06:43
ale. Far coincidere la partenza di entrambe le corse e l'arrivo snodando i percorsi per poi riaccordarli gli ultimi 3 km finali penso sia frutto di grande coincidenza nonchè di proverbiale "culo". Qualke volta se mi invitano vado a vedere come fanno...
4"misurazione e premi" at mercoledì 18 febbraio 2009 11:45
Il mio Garmin segnava alla fine 42,230 dunque penso che la distanza della corsa intera andasse bene (però non credo ai Gps come prova assoluta;è il mio 2° e dà valori diversi dal 1°). Non credo cmq che la misurazione vada fatta raso-muro ma sempre stando sulla strada,come provano le strisce blu nelle gara estere.I pacchi gara in effetti erano un po' diversi tra loro:in quello di mia moglie (che ha fatto i 21) non c'era il borsone.Forse hanno dato i pacchi più ricchi agli arrivati della maratona
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