Login

Entra
Nessun account? Registrati
 
Home arrow Dal fronte... arrow 1° WINTER TRAIL DEI CIMINI (8.02.2009) arrow 1° WINTER TRAIL DEI CIMINI: CORRI CON LA STORIA

Benvenuti

Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

1° WINTER TRAIL DEI CIMINI: CORRI CON LA STORIA PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
luned́ 23 febbraio 2009
Dopo aver partecipato e narrato  varie competizioni in natura effettuate in ambienti di un fascino prorompente,  è ora che descrivo  anche  il primo trail, oserei dire di valenza “storica” organizzato a Viterbo, città che mi ha dato i natali e dove vivo. Un comune capoluogo di provincia  che si rispetti non si deve far mancare una maratona o, ancora meglio, una corsa in natura in puro spirito trail, una disciplina sportiva che sta proliferando in tutto il mondo con un crescendo  di appassionati. Le richieste di partecipazione a tali competizioni, difatti, superano abbondantemente la disponibilità dei posti a disposizione che vanno a ruba, tanto che spesso c’è chi prova a far ricorso all’italiota (ed idiota) raccomandazione.
  Il trailer è  un atleta selezionato (puntualizzo  non esaltato),  che fa dell’ etica la ragione per cimentarsi in  imprese che richiedono una fortissima determinazione, autocontrollo  e un viscerale amore per la montagna. Strano a dirsi ma, anche se al fisico per tali gare è richiesta una particolare preparazione per i significativi dislivelli che si affrontano,  non è assolutamente necessario  essere  dei superman/woman.  Ho la fortuna di risiedere in un territorio dove abbondano le bellezze naturali non  purtroppo rispettate e degnamente valorizzate se non da un ristretto manipolo di fanatici del Creato di cui mi pregio di farne parte. Ogni angolo di questa terra parla di storia:  abitata dagli etruschi (Etruria meridionale), dai romani che sfruttavano le numerose sorgenti termali e pure dai papi che avevano nel Medioevo messo a Viterbo radici e,  checché se ne dica, non si neghi  loro, ieri come oggi, pensando da uomini prioritariamente all’aldiquà e poi all’aldilà, i posti belli sanno sceglierli. Ma prima della storia è necessario descrivere  quello che sono e rappresentano (almeno per me) i Monti Cimini: dolci montagne vulcaniche di rilevante interesse naturalistico, che culminano col  Monte Cimino di m. 1.053, ammantate da lussureggianti  boschi di querce, castagni e faggete, con numerosi esemplari monumentali, che  in pochi altri posti ho riscontrato  così   rigogliosi e tutto si deve  grazie al nutriente suolo vulcanico unito all’abbondanza d’acqua. La ciliegina sulla torta è  poi   la caldera estinta che ospita il tondeggiante  lago di Vico, dove svernano diverse specie di palmipedi,  che   conferisce al panorama un tocco di straordinaria eleganza. Di tale grazia, non si può certo chiedere di più al Creatore.  E’  motivo di vanto, quando descrivo queste bellezze agli amici sparsi per il Belpaese e oltre.

  Tito Livio, il grande storico romano, nell’età Augustea così  descrisse l‘oscura  Selva  Cimina distante  una cinquantina km a nord di Roma: ”Era in quel tempo la Selva Cimina più impraticabile e spaventosa di quanto non lo siano oggi le foreste della Germania e nessuno fino allora vi era penetrato, neppure i mercanti, né osava qualcuno entrarvi…”. Ed è proprio così. Quante volte sono rimasto prigioniero nella fittissima vegetazione esplorando un vecchio sentiero. Come cambiano i tempi. Più di duemila anni fa i romani, grazie  ai colossali alberi dei Cimini, costruivano le loro navi (e non solo) per espandere il loro impero, mentre oggi i loro ludici antenati, con a capo Massimo Guidobaldi e Domenico Peruzzini,  non armati d’ascia  ma di tanta buona volontà, domenica 8 febbraio 2009 giungevano dall’Urbe per fornire il determinante  supporto logistico alla gara, accompagnati (per correrla) dai coniugi più ultra del pianeta Patrizia Mandini e Carlo Basili.  Per rimanere sempre al presente, la preoccupazione della neonata Atletica Cimina al comando di  Raffaello Alcini e Pino Tenti,  era quella di scrollare di dosso il becero provincialismo ancora fortemente radicato nel viterbese, organizzando il primo Winter Trail dei Cimini,   e ci sono riusciti alla grande lanciando un’impronta moderna allo sport locale  in principal modo per quanto concerne la promozione di questa nuova pratica  che incarna l’assoluto carattere ecologico e, in merito,  è stato coniato lo slogan già conosciuto  a chi si cimenta in questo sport,  ripetuto fino all’ossessione: “Divertiti senza lasciare traccia, riporta con te i rifiuti e differenziali”.
 Per Raffaello e Pino, forti di una  grande esperienza in gare di gran fondo dai deserti infuocati del Marocco e della Libia, a quello di ghiaccio delle Svalbard ai magici cammini con  visioni delle  sfolgoranti vette alpine del Bianco, della Jungfrau, del Mercantour della Vanoise, solo  per citarne alcune,  è stato tutto facile. Per me non esiste una montagna più bella delle altre,  a me piacciono tutte perché ognuna ha il suo fascino;  tuttavia se dovessi essere costretto a scegliere, indicherei… Per il 1° Winter Trail dei Monti Cimini, per evitare un impatto traumatico agli esordienti,   si è preferito scegliere una versione “light” (in attesa del futuro Grand Raid dei Cimini che sarà molto più impegnativo): km 14 (+/- m.1.200) con salita al monte di Viterbo “La Palanzana” un bel vulcano estinto di m. 803 con giro in senso antiorario, per rendere il tracciato  più tecnico. Mi preme portare a conoscenza ai neofiti, che le tante e prestigiose  corse in natura sparse per il globo,  comprendono distanze  considerevoli, in genere  non minori  di  50 km con forti dislivelli, quindi quella dei Cimini è  un tiepido assaggio,  paragonabile alla degustazione dell’aperitivo in un pranzo di matrimonio…
  La partenza/arrivo era situata alla grande pineta non autoctona del comprensorio “Grottone”, la quale in passato era  teatro di esercitazioni militari ora paradiso per i podisti, ciclisti e per gli amanti delle escursioni a cavallo.   Ampi viali all’inizio del percorso, sentieri allagati in basso a causa di un inverno eccezionalmente piovoso e tratturi fangosi, hanno messo a dura prova i 126 partenti tra cui una bella (nel senso letterario del termine ) ed agguerrita rappresentanza del gentil sesso. Come detto, il primo tratto  sviluppandosi all’interno della rilassante pineta abitata da una  fauna di poiane, barbagianni, volpi, istrici e tassi, concedeva agli atleti di correre in tranquillità ma per poco. Il percorso volgeva per una lunga discesa, diventando impegnativo a causa dello sprofondamento nella prima parte  nell’argilla, attraversando  quello che è rimasto dell’ameno “boschetto” dopo il recentissimo taglio controllato, che ha annientato l’esistente passaggio ben marcato, e poi correndo sulla carrozzabile più agevole che il popolo viterbese ha battezzato per sottolinearne la durezza “Il Calvario”.  Al termine della discesa il percorso virava bruscamente a sinistra per imboccare il cammino allagato  che collega quello dell’Acqua Fiorita. A poca distanza da lì passa la storica Via Francigena ed approfitto per lanciare una campagna per  una doverosa rivalutazione (si pensi quello che gli spagnoli hanno fatto per il Cammino di Santiago che puoi percorrere ad occhi bendati…). Prima di arrivare all’eremo di S.Antonio alla Palanzana  gli atleti hanno avuto modo -  giocoforza - di praticare delle abluzioni per tonificare i muscoli nel tratto sorgivo prima di affrontare una severa ascesa: quella della Palanzana versante ovest dal sentiero CAI 1 (km 1,200 +350 m.) che toglie tutti i sentimenti. La fine di questa dura china la intravvedi quando compaiono i colossali blocchi di trachite strapiombanti con incastonati cespugliosi verdeggianti esemplari di leccio che ammantano tutto il cono sommitale, che  spezzano il brullo paesaggio invernale. Il panorama che si gode dalla cima è molto appagante. Da lì si scorge il Mar Tirreno con il promontorio dell’Argentario, uno spicchio del lago di Bolsena, il Monte Amiata, la valle del Tevere con la dorsale appenninica dei Sibillini.
 Io mi trovano lassù  per fornire supporto ai concorrenti  e potevo scrutare dall’alto il  loro transito dalla discesa del “Calvario”. Quanti amarcord: ecco giungere Stefano Tonchi, Filippo Fortini, Tonino Tonucci, Massimiliano Adanti, Felicetto Marsili, Tonino Camertoni col cuore in gola. “Coraggio!” Dicevo loro: “Che avete da lagnarvi voi che avete affrontato le immani erte della morena del ghiacciaio del terribile Eiger, del Pass du Mont Colomb al Mercantour, dell’Alpage de Bovine al Bianco, del Verdon…”. Pure la direttissima della Palanzana non scherza, provare per credere. Anche l’ultimo gradino di viscida roccia  affrontato in arrampicata, una sorta di “Hillary Step”  (l’ultimo ostacolo prima di toccare la vetta dell’Everest dalla cresta di sud est) non risparmiava nessuno dalla fatica. La croce di ferro collocata in cima è  il simbolo appropriato, ma che soddisfazione per tutti arrivare lì. Ecco giungere un gioioso  Francesco Mecarini orgoglioso di aver contribuito a tracciare l’alta via insieme  a me di notte con la luce delle lampade frontali, poi Stefano Rossi che non stava più nella pelle. Arrivava la “scopa”, il maratoneta  ed ironico Mauro Burchiani (con dei rametti di ginestra sulle orecchie in gergo locale denominata appunto scopa) in compagnia dell’ultimo atleta un giovane settantenne, Elio Dominici,  a cui ho tributato tutta la mia ammirazione. Adesso il tratto diventava più agevole percorrendo il crinale della montagna, a seguire  la ripida discesa, piuttosto tecnica ma con il fondo di lapillo che drenava l’acqua non la rendeva infida. La risalita al Calvario  e con il rientro nella pineta la corsa aveva termine. Ecco l’ordine di arrivo dei primi tre assoluti  rispettivamente della classifica maschile e femminile:
1.    Alessandro Novaria    -    Paola Antonelli;            
2.    Enzo Bentivoglio        -    Simona Laureti;
3.    Massimo Antonelli    -     Maria Rita Sergola.
All’ultimo classificato, Elio Dominici,  spettava essere festeggiato come il primo,   come  accade a Chamonix alla “madre di tutti i trail” ovvero L’Ultra Trail du Mont Blanc.
  Tutti i presenti potevano rifocillarsi di bevande, panini freschi imbottiti e dolci nella ricca tavola imbandita gestita con efficienza dai maratoneti/maratonete per quella giornata trasformatisi in abili norcini:  Roberto, Barbara , Sabrina (anche fotografa ufficiale della manifestazione),   Luca e Susanna. E’stata veramente una grande bella festa di sport e di autentica amicizia di un affiatato gruppo che ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione dei Cimini . Ho ritardato il lancio di questo articolo, per essere in coerenza con lo Spirito Trail. Sono state rimosse tutte le segnalazioni del “Winter Trail dei Cimini” costituite da bandelle in nylon bianco rosse, i cartelli direzionali e in più bonificato il percorso da tutte le schifezze di plastica e alluminio abbandonate  dai pochi escursionisti che  si avventurano su quegli aspri sentieri. Non elenco la quantità di cartucce vuote  e porcherie che sono state gettate al suolo dai cacciatori nell’ultimo giorno di caccia durante la battuta al cinghiale  e le segnalazioni del trail  che sono state di proposito spostate o eliminate. Che gioia aver appreso poi  che la loro caccia è andata a vuoto. Non sono di principio contrario alla pratica venatoria, in genere il vero cacciatore paradossalmente è un ambientalista, ma esistono ahimè come i podisti, anche dei loro colleghi mentecatti, e perciò questi sappiano che se hanno qualcuno a cuore a cui  lasciare  un mondo migliore,   i loro rifiuti se li portino con sé e provvedano a differenziarli, altrimenti  li ritroveranno vivi e vegeti  una volta passati a miglior vita, quando le loro misere ossa saranno ridotte in polvere e rientrate nel ciclo naturale, visto che Madre Natura per digerire le plastiche e i metalli impiega centinaia d’anni.  Una prece e digiuno a pane ed acqua anche per loro. Amen
Giovanni (Gianni) Baldini
» No Comments
There are no comments up to now.
» Post Comment
Only registered users can write a comment.
Please login or register.
Ultimo aggiornamento ( luned́ 23 febbraio 2009 )