|
Ho conosciuto un angolo straordinario del Belpaese, grazie alla capacità persuasiva dell’amico fraterno Luigi Groppi di Piacenza, che ha fatto sì che me e un nutrito e festoso gruppo di impavidi laziali provenienti dall’Urbe, da Viterbo, Velletri (RM) e Marano Equo (RM), partecipassero sabato 2 e domenica 3 maggio 2009 al secondo “ULTRA TRAIL THE ABBOTS WAY” da Pontremoli (MS) a Bobbio (PC). Il ridente ed operoso centro emiliano divenne, nell’alto medioevo un rilevantissimo centro culturale europeo, grazie all’abate e santo irlandese Colombano che fondò lì l’abbazia ed il celebre “Scriptorium”. Si trattava di affrontare l’aspro cammino che si snoda sull’Appennino Tosco-Emiliano che gli abati irlandesi in particolare, seguiti poi da viandanti e pellegrini, percorrevano per raggiungere Roma allacciandosi poi alla storica Via Francigena (che passa pure da Viterbo). La variante sportiva del tracciato prevedeva, giustamente, che gli ultra trailer, equipaggiati con materiali tecnici e nutriti con le squisitezze gastronomiche che ogni angolo di quella nobile terra offre, faticassero un po’ di più degli antichi monaci che solcavano quei cammini pieni di insidie, vestiti con dei cenciosi sai, calzando miseri sandali ed alimentandosi, se gli andava bene, con dei legumi e qualche granaglia. Pertanto la macchina organizzatrice data in mano a degli esperti piacentini, apportava delle varianti consistenti nel valicare delle montagne con delle chine tremende. La presente edizione, con il percorso modificato rispetto a quello del 2008 (cioè molto più duro), si è svolto in due tappe: la prima di km 65 da Pontremoli (MS) a Bardi (PR); la seconda da Bardi a Bobbio (PC) di km 60 per un totale (stima in difetto) di km 125 e m. 5.900 di dislivello positivo. Mai sottovalutare nessun tracciato di montagna perché si rischia di ricevere delle dure lezioni, ed infatti dopo la prima tappa c’è stata una sorta di ecatombe, a causa della spietatezza del percorso unito al primo caldo di stagione.
I laziali, (me compreso) tra cui una gaia rappresentanza dell’Atletica Amatori Velletri, giungevano a Pontremoli (MS) con una logistica degna di un esercito: due minibus, di cui uno condotto da Fernando da Prima Porta (Roma) soprannominato “piede amaro” dopo la stoica attraversata delle Alpi no-stop del settembre 2008 da Grindelwald (Svizzera centrale) a Ortisei (BZ) al termine della Jungfrau Marathon, più due auto. Massimo Guidobaldi che teneva banco, motore di tutta la squadra, impartiva le direttive accordate con il patron (e santo) della manifestazione, Elio Piccoli (coadiuvato da Armando Rigolli), che ha rischiato l’esaurimento nervoso per poter far fronte a tutte le più disparate esigenze; mancava solo che passasse a rimboccare le coperte del letto, cantasse la ninna nanna e desse il bacetto della buonanotte. Massimone: “A Pontremoli tu dormi all’hotel, tu al castello...”. Ed io? Sulla nuda terra della palestra comunale, come dice Fracchia: “Come è umano lei…”. Ma se ero venuto fin lì ero ben felice di compenetrarmi in un’antica realtà fatta di disagi e penitenze, allacciandomi allo slogan della gara “Per aspera ad astra”. Al biellese Marco Galletto toccava la “pena” di condividere la stanza del bel castello di Pontremoli prima e poi quella dell’albergo a Bardi (PR) sorbettandosi il bubbolio del noto russatore (stavolta me la sono scampata) Luigi Groppi. Nessuno è perfetto ma, tuttavia, il mite Luigi compensa il disagio a chi capita di dormire con lui, con una rara simpatia e nobiltà d’animo. Bella è stata l’accoglienza al citato castello di Pontremoli (MS), dove era situata la segreteria della gara per la distribuzione dei pettorali e il controllo del materiale obbligatorio, ed era stato allestito un buffet dove spiccava la squisita “Torta degli Abati” della premiata pasticceria “Groppi”di Piacenza. Unico rilievo sull’eccellente prodotto: nel medioevo gli abati irlandesi se lo sognavano il cacao, giunto a noi dopo la scoperta delle americhe. Caro Luigi, magari quei poverelli avessero avuto da mangiare almeno i tuoi piserei… (antica specialità piacentina).
Erano presenti tanti volti noti a chi pratica questa disciplina, ed ecco giungere un altro minibus di atleti provenienti da Arenzano (GE), sfiancati dalla coda autostradale del ponte del Primo Maggio, con a capo Lorenzo Piccardo, orgoglioso di pubblicizzare il suo fantastico (e terribilmente duro) “Gran Trail Rensen” (km 70 +4.700). Non potevano mancare i mitici coniugi romani Carlo Basili e Patrizia Mandini che quei posti li conoscevano a menadito, e dispensavano a tutti preziose informazioni. Dopo le formalità di gara, tutto il gruppo si allocava nei vari alberghi ed aveva tempo per riposarsi perché la partenza era fissata per le ore 07,30 di sabato 2 maggio 2009. Un orario insolito per un ultra trail dove si parte di solito prima dell’alba, ma nessuno era dispiaciuto per tale decisione. Oltre chi scrive, il gruppo dei viterbesi dell’Atletica Cimina, era formato da: Raffaello Alcini, Pino Tenti, Luca Agostinello, Mauro Burchiani e dalle determinatissime atlete: Lilia Billi, Paola Giammarioli, Sabrina Aquilani, Susanna Sorrini, si distribuiva per i vari alberghi del comprensorio, mentre io (sigh!), condividevo il pavimento delle palestra niente popò di meno che con il fortissimo romano Giovanni Battista Torelli, autore di grandi performance nelle più spietate corse di resistenza in ogni angolo del pianeta. Tuttavia, la nottata in palestra in compagnia di numerosi atleti trascorreva tranquilla a parte qualche do di petto riferito al russare di un atleta di Velletri che mi dormiva vicino. Al fresco mattino per ognuno degli ultra trailer era riservata una grande accoglienza alla partenza proprio al cortile del castello di Pontremoli (MS), ed alle 7,30 precise partiva l’avventura. E sì, si trattava proprio di un’avventura perché, la distanza da percorrere per arrivare fino Bobbio (PC) di km 125 è considerevole pur se suddivisa in due tappe. La Pontremoli (MS) – Bardi (PR) era quella più impegnativa, pertanto la strategia della gara veniva improntata nel centellinare le forze per affrontare quella del giorno dopo.
Come sono diversi i paesaggi percorrendo le vecchie vie di comunicazioni a piedi, in immersione totale nella natura. Quei posti sono già molto attraenti vedendoli percorrendo frettolosamente in auto l’autostrada della Cisa. E non so descrivere l’emozione provata ammirando il superbo panorama che si gode in cima al passo del Borgallo (MS) , poco prima del lago Verde: la Lunugiana con il frastagliato profilo delle Alpi Apuane e le innevate cime appenniniche a ridosso di Pontremoli (MS). Durante la mia attraversata sui quei sentieri dove era un susseguirsi di edicole votive raffiguranti la Madonna col Bambin Gesù, chiesette, pievi, croci e cenotafi della guerra partigiana, mi domandavo insistentemente da laico, considerata l’analoga devozione cristiana riscontrata in altre nazioni d’Europa, come nella costituzione europea non si vuol fare riferimento alle origini giudaico cristiane: che ottusità. I parlamentari che ci accingiamo ad eleggere il prossimo giugno, invece di discettare sul sesso degli angeli, facciano prima delle salutari passeggiate lungo quelle montagne e vallate senza tempo, dove la fedelissima gente fino ai tempi recenti, si spaccava la schiena dall’alba al tramonto per sbarcare il lunario, ringraziando e non maledicendo il Padreterno. La giornata era splendida, il terreno insidioso per le sassaie ed il fango, ma generoso d’acqua con l’attraversamento di un’ infinità di ruscelli, che si riversavano in torrenti con delle pittoresche cascate, tributari poi rispettivamente dei fiumi Taro, Ceno, Nure e Trebbia (tutti affluenti del Po in piena). Con l’avanzare del giorno il primo vero sole primaverile si faceva sentire nei tratti scoperti, però, in mezzo i boschi di decidue sino a Borgo Val di Taro (PR), la temperatura era ancora gradevole. Notavo la presenza di di cartelli indicanti il divieto di raccolta funghi perché dimenticavo di trovarmi dentro la patria del fungo porcino d.o.p. e ciò risvegliava in me i ricordi d’infanzia quando la raccolta funghi sui Monti Cimini del viterbese, era uno dei miei passatempi preferiti: come sono cambiato. Ecco Alice Cetroni da Roma, in corsa per la twin (staffetta km 35+30) che non riusciva a contenere la felicità, con un passo agile da gazzella mi salutava (e chi poteva starle appresso) affrettandosi ad arrivare a Borgo Val di Taro (PR) dove l’attendeva la signora Maria Paola Camertoni per il passaggio del testimone.
Era stato allestito un “grasso” rifornimento nel centro di Borgo Val di Taro (PR), ma era meglio non abusare del cibo perché la gran quantità di liquidi ingeriti a causa del caldo, con la disidratazione in agguato e un piccolo accenno di nausea, avrebbero fatto da catalizzatore e potevi dire addio alla gara. Ora il circuito diventava nervosetto, e per arrivare a Bardi (PR) c’era da penare affrontando le erte sotto il “solleone” meditando che le 13 ore fissate come tempo massimo per il traguardo di Bardi, erano strette. Arrivava la fase più critica quando alla fatica sotto un sole cocente, si aggiungeva un fastidioso dolore alla caviglia a seguito di una distorsione cui ero rimasto vittima nella prima discesa in prossimità di Valcena (PR), che non mi permetteva di imprimere al passo la giusta spinta. A seguito delle preghiere recitate durante il transito davanti le numerose immagini e simboli sacri, giungeva l’aiuto celeste della Madonna col Bambino e di San Colombano che mi davano la forza necessaria per proseguire con un buon passo con il disagio attenuato. Dall’alto appariva in lontananza l’imponente castello di Bardi (PR) che sembrava così vicino. Bisognava, non montarsi la testa, tenere i nervi saldi e soprattutto conservare le forze, avendo sin dalla partenza il pensiero fisso alla tappa seguente. Raggiungevo, nei pressi di Osacca (PR), un Marco Galletto prossimo alla disidratazione, che si sarebbe trovato a suo agio da abile ed esperto sci alpinista, sulle glaciali creste del Monte Rosa nella concomitante competizione a squadre di ski marathon “Trofeo Mezzalama” che per ben due volte l’ha portata a termine fuori gara accodandosi ai concorrenti, arrivando prima di tanti di loro. Questa volta era in piena crisi attanagliato dai crampi dalla testa ai piedi, lui, abituato ai freddi climi delle Alpi Biellesi, quel caldo gli rimaneva insopportabile, dimenticandosi che appena domenica passata, aveva fatto la “scopa” in un trail di 50 km dalle sue parti. Direi che un po’ di stanchezza ci poteva anche stare. Oltrepassato il ponte sul fiume Ceno affrontavo l’ultima salita di circa 300 m. di dislivello, per arrivare a Bardi (PR) su di un sentiero malagevole che porta sotto al castello dove attendeva l’onnipresente Patrizia Mandini. Non ricordo una fatica simile per arrivare lassù, ma l’arrivo insieme Marco è stato molto suggestivo, con gli amici che incitavano e le bardesi dame di corte in costume d’epoca, che offrivano i raffinati prodotti locali.
La partenza per la seconda tappa era fissata alle ore 8,30 di domenica 3 maggio 2009, sotto i bastioni del castello di Bardi (PR). Trascorrevo la notte in albergo a Bardi (PR) condividendo questa volta la stanza, e non il pavimento, con Giovanni Battista Torelli, autore di una prima tappa strepitosa. Prima della partenza giungeva il mio minibus che aveva fatto la spola dai vari alberghi della zona e Massimo imprecava che, per un errore del navigatore satellitare, fino all’una di notte aveva girovagato con gli altri nella Val Ceno alla disperata ricerca dell’albergo. Alcuni degli atleti con cui avevo condiviso il viaggio, non erano in grado di affrontare per noie fisiche la seconda distanza. La prima giornata di gara, era stata direi un po’ “snobbata” all’inizio ma rivelatasi poi assai gravosa, aveva mietuto le prime “vittime”. Dal veicolo discendevano atleti dai corpi ricurvi che emettevano rantoli, lamenti e, se non fosse stato per il clima goliardico che regnava a bordo, si aveva la netta sensazione che giungessero dall’ospedale ortopedico traumatologico Rizzoli di Bologna. Marco Galletto, dopo la batosta, la notte per giunta, non aveva chiuso occhio per il russare di Luigi Groppi. Tuttavia, i volti dei circa cento partenti (160 erano stati quelli della Pontremoli-Bardi) erano festanti e determinati. Elio Piccoli nel briefing annunciava che la seconda fase del trail era un po’ più docile. In effetti lo è stata ed anche la temperatura sembrava ideale. Infatti le mie gambe erano reattive ed avevo positive sensazioni come se il giorno prima non avessi corso.
Ancora continui forti saliscendi in verdissimi boschi, prati circondato da paesaggi incantati, tenevo un andatura costantemente elevata sino a Farini (PC). Che bell’incontro che ho fatto passato il ponte sul fiume Nure: Felicetto Marsili, Tonino Camertoni, alcuni del gruppo di Velletri con gli amici viterbesi che facevano il tifo e mi davano una grande carica per cimentarmi nel tratto più faticoso. Sono circa mille i metri di dislivello positivo per salire a Mareto (PC). Il verso del cuculo echeggiava incessante e, in merito, pensavo ai commenti ironici del “romanaccio” Massimone che quando affronta simili sgobbate ode il famoso canto del merlo. Arrivato in cima al colle una visione spettacolare di bianche vette e una temperatura frizzante, annullavano tutte le pene e giù su di una plaga lunare verso Coli (PC), l’abitato che si trova sopra Bobbio (PC). Penetrando dentro un bosco affrontavo l’ultima china molto impegnativa ed assolata che finiva sotto su una torre in rovina e, dal dirupo, riuscivo a scorgere il ponte Gobbo o di San Colombano di Bobbio (PC). Un fuori programma nei pressi di un caseggiato con due cani randagi che mi attaccavano, io che sono un fifone nato, riuscendo tuttavia ad allontanarli a suon di urla. Non tutti i mali vengono per nuocere. La scarica di adrenalina prodotta dallo spavento, aumentava il mio ritmo anche nell’ultimo sentiero accidentato tra sassi e fango, rischiando l’investimento anche da parte di cinque crossisti il sella a potenti moto che procedevano in senso contrario. Infine, attraversavo il fiume Trebbia sullo storico ponte Gobbo ed in volata e tagliavo il traguardo in una calda ed elegante Piazza Duomo. La soddisfazione che provavo era immensa per aver portato a termine la competizione tra tante difficoltà con Monica Tagarelli (la compagna di Massimo), Patrizia Mandini, Massimiliano Adanti e Tonino ed il resto della truppa lì ad aspettarmi con un incitazione tale da mettermi in imbarazzo. L’Atletica Amatori Velletri centrava un prestigioso risultato con Gianluca Belardini che si piazzava a terzo posto assoluto. Ma in queste competizioni di gran fondo la vera vittoria è giungere al traguardo, con qualunque tempo sia.
Conclusione: a foto allegata a questo racconto, rispecchia fedelmente il clima di gioia e di fratellanza che ha accomunato tutti gli ultra trailer in questa magnifica gara ed abbiamo brindato alla salute degli organizzatori ed a tutte le persone di buona volontà. Un grazie alla Montagna. Un grazie a San Colombano.-  Giovanni (Gianni) Baldini Viterbo
» 1 Comment
1Comment at martedì 19 maggio 2009 08:56
Buongustaio come sempre, il Giovanni da Viterbo che conto di ritrovare a Interlaken a settembre! Per il momento queste distanze e fatiche mi sembrano sovrumane, ma bisognerà che mi ci avvicini con l'approssimarsi di agosto... Prima 'provaccia', fra tre settimane in Liechtenstein...!
» Post Comment
Only registered users can write a comment. Please login or register.
|