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Non c’è molto da aggiungere a quanto ha scritto, con entusiasmo e competenza, Giovanni Baldini: uno il cui ruolino di marcia, visibile sul sito della Tds (basta posare il puntatore del mouse sulla classifica di Zermatt per scoprire tutti gli altarini dei partecipanti! altrocché “qualche maratona” come dice lui!!), annovera una serie impressionante di Davos, Interlaken, e da quest’anno anche Biel e Zermatt.
Di mio posso metterci altre sensazioni, emozioni individuali, e ovviamente uno spunticino polemico… Su circa 1100 arrivati nella gara individuale, eravamo una cinquantina di italiani (più alcuni staffettisti); come di solito, gli altoatesini sono preponderanti, anche nella caccia alle prime posizioni. Ma non mancano i toscani, che hanno resistito alle sirene (chiamiamole così…) della Prato-Boccadirio, gara concomitante presentata come non competitiva ma che (pare) sarà fatta “valere” nelle ridicole classifiche autocompilate dei sedicenti supermaratoneti, addirittura con un “bonus” speciale a Togni, capace di correre solo 15 km ma classificato con 8 ore sul percorso intero. Tra i toscani di Svizzera invece, cito la coppia collaudatissima Ilaria Razzolini-Giovanni Messeri, e il massese Giuseppe Bucci (anche loro, una bella sfilza di maratone di montagna a queste latitudini). Tra i padani, cito il mio ‘allievo’ modenese Maurizio Cenci, esponente dello “Spirito Trail”, che anno dopo anno sto convincendo a venire a fare corse vere. Motivo supplementare di esserci, la “combinata”, con le maratone del Liechtenstein e di Interlaken: quella di Zermatt è la più dura, con l’arrivo a quasi 2600 metri, cioè 500 più alti che alla Jungfrau. I nostri tempi sono superiori di un quarto d’ora / mezz’ora rispetto alle due gare gemelle (a parte il Liechtenstein di quest’anno, dove ci ha attardato il maltempo). L’organizzazione, come detto, è perfetta, copiata esattamente da Interlaken, di cui si imita anche il dettagliatissimo libretto di gara; come alla Jungfrau, l’ultimo tratto è in discesa, così da permettere anche ai morti di fatica di farsi fotografare in corsa sul traguardo. Tredici ristori ufficiali, più un paio privati (di uno, ricordo l’acqua freschissima e rigenerante). Ristoro finale più abbondante che al Liechtenstein. Panorami fantastici, fondo di corsa soffice e quasi mai sassoso: adoro in particolare i 7 km dopo il 32, tra Sunnegga e la Riffelalp, che mi ricordano anche Davos. Pacco gara ridotto a maglietta e medaglia, perché qui non si va per i tre etti di formaggio: ma nel prezzo d’iscrizione di 60 euro è compresa anche la gratuità dei servizi pubblici da Briga (cioè dal confine Italia-Svizzera) in su: e lì i treni sarebbero cari, solo un’andata – ritorno da S. Niklaus a Zermatt (20 km) costa 30 euro! Sono salito anch’io, dopo l’arrivo, col trenino al Gornegrat: dopo, con un paio di funivie si arriverebbe a Cervinia! Per chi va in auto, c’è la consolazione che la benzina costa circa 1,03 al litro. Insomma, a parte la qualità, non è detto che a gareggiare in Italia si sarebbe speso meno… Particolarità finale da non trascurare, credenti e no: alle 18,30 del sabato, cioè dopo la fine della gara e il rientro alla base, la messa prefestiva si è trasferita dal duomo al tendone del pasta-party, accompagnata da una corale jodl di primissima qualità, che strappava gli applausi dopo ogni esecuzione. Applaudivano anche i giapponesi, il gruppo etnico più numeroso da quelle parti, sempre pronti anche a sostenere noi bipedi corridori durante lo sforzo della salita. Siamo tutti fratelli.
Fabio Marri
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1"Meno male..." at martedì 14 luglio 2009 04:11
Fabio, voi due fate parte di una categoria eccelsa di veri podisti "amatori", cioè coloro che amano veramente questo sport in modo poetico e intelligente. E' bello leggere che ci sono persone che sanno coniugare la corsa con tutto il resto e non si limitano a ritmi di GPS sostenuti, a quanto si corre al km, alle pulsazioni medie e a quante pisciatine lungo il percorso.
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