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La virtù senza le avversità marcisce PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
lunedì 21 settembre 2009
Indice articolo
La virtù senza le avversità marcisce
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5. Arrivava il giorno fatidico, martedì 25 agosto 2009, giungevamo in una tranquilla  Chamonix  ed il cielo era plumbeo, a tratti piovoso, e l’ obelisco della Dru sopra di noi con la tormentata colata glaciale dei Bossons ci dava il benvenuto. Ma era sciocco pensare che in cinque giorni in una montagna come il Bianco si potesse trovare tempo sempre bello. Incoraggiamenti arrivavano dai tanti amici trailers: Vittorio e Mirko da Bobbio (PC), Luigi Groppi da Piacenza, Pietro Berardi da Monterotondo (Roma), dal superman Giovanni Torelli e Massimo Guidobaldi da Roma, Roberto Paolini da Viterbo, Tonino Tonucci da Montefiascone (VT), Andrea Volpato da Occhieppo Superiore (BI). Dal lontanissimo Ecuador, sulle Ande, alle falde del  Cotopaxi, incitazioni pervenivano dalla carissima e super atleta di casa al Bianco, Giulia Giannini che vive a  Civitavecchia. Al centro maratona di Chamonix ritiravamo i pettorali di gara e le mappe che potevi già scaricarl dal web. Ci aspettavamo un controllo severo del materiale obbligatorio. Nemmeno per sogno. Nessuna ispezione, un giovane ci spiegava il funzionamento del GPS di localizzazione che in tempo reale aggiornerà la nostra posizione sul noto applicativo Google Earth, ed era costituito da un corpo batteria collegato con un cavetto USB al ricevitore con quattro pacchi di pile stilo da sostituire ogni 24 ore (altro kg in aggiunta); in più inserivo dentro lo zaino  una busta contenente 9 panini imbottiti portati dall’Italia  per affrontare la prima notte: altro  peso, ma determinante, perchè la regola numero uno in montagna è mangiare e bere quando possibile, altrimenti, con i grandi sforzi cui si è sottoposti, si rimane al palo.
Al parcheggio dove avevamo posteggiato la vettura di Marco, c’era il camper di Nico Valsesia  con tutta la sua bella famiglia  al completo. Nico, oltre che tour operator d’eccellenza, primeggia anche nel campo sportivo, essendo uno dei più forti sky maratoneti in circolazione. Egli, pur reduce da un intervento chirurgico al ginocchio, fasciato con nastri di contenimento alle gambe si sarebbe cimentato  venerdì nell’ UTMB. Bel coraggio in quelle condizioni.    Al briefing di gara riusciamo a captare le parole : “Pericoloso, attenzione al passaggio al…”. Ma non serviva a nulla preoccuparsi, la nostra sfida era un gioco e tale doveva rimanere, non  stavamo mica recandoci al fronte. Ma l’attesa del via era  spasmodica. Dopo l’abbondante cena offerta dagli organizzatori, si andava in piazza. Solita magnifica cornice di gente, di musica, l’inno della PTL era quello del film “L’ultimo dei Mohicani”. Dei brividi attraversano i nostri corpi, eravamo  sereni ma determinati.  Giungeva il mio amico Stefano Tonchi con famiglia al completo. Rimaneva impressionato dal peso del mio zaino. Lui poteva gustarsi lo spettacolo e riposarsi sino a venerdì, poi  si sarebbe disimpegnato nell’ennesimo UTMB con gli altri 2300 atleti. Vedevo spuntare l’onnipresente Andrea Callera, ci scambiavamo grandi abbracci.  Non avevano voluto mancare alla partenza  la famiglia di Tarcisio al completo, Simonetta, la moglie e i figli Pietro e Matteo, la moglie di Marco, Nicoletta, atleta di gran classe e sua mamma,  la madre di Marco, la signora Giacomina. Loro erano tesi più di noi, visibilmente emozionati;  poi le raccomandazioni della mamma di Marco: “Mi raccomando, non fate pazzie…”. Le interviste dei media locali si susseguivano a ripetizione, ma noi non volevamo celebrità, avevamo solo l’incontrollato bisogno di immergersi nelle nostre amatissime Alpi, in cerca di contemplazione e di goderci quel grande regalo che il Padreterno ci ha donato di un Creato che ci stupisce ad ogni passo.


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