Benvenuti
Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.
"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."
Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble
 |
Febbraio 2012 |
 |
|
|
|
La virtù senza le avversità marcisce |
|
|
|
|
Scritto da Giovanni Baldini
|
|
lunedì 21 settembre 2009 |
|
Pagina 8 di 15 9. Alle sei eravamo di nuovo in piedi, anche solo tre ore di sonno erano bastate per affrontare la giornata, e che giornata quella che ci aspettava, densa di emozioni. Tragitto dal rifugio Deffeyes al rifugio Elena. La giornata era magnifica, la piana ed il ghiacciaio del Rutor con lo scintillante Bianco a oriente incuneato in lontananza tra due contrafforti, ci davano una grande carica per salire al Passo Alto (m.2869) di gran lena. E lo scenario dal valico era immenso: la nebbia avvolgeva la Valdigne e sopra, dai m. 1500 di quota, spuntavano le vette con la poderosa vetta del Gran Combin (CH) in primo piano. Ci si presentava adesso un’altra difficoltà, simile al vallone della Bellacomba: discendere nel vallone del Passo Alto per una interminabile e pericolosa pietraia. Io, come al solito, procedevo con estrema cautela, mentre Marco e Tarcisio, da veri esperti, si volatilizzavano. E’ qui che si faceva la differenza con chi ci è nato in montagna rispetto a me, infatti nelle discese tecniche si guadagnava tempo prezioso, i montanari d.o.p. Tarcisio e Marco lo sapevano bene e sembravano degli stambecchi, così sicura e veloce era l’andatura per quella infida discesa. Cercavano di spronarmi, però mi rendevo conto se avessi osato di più sarei incappato in un serio incidente. Mi scusavo con loro e promettevo che, quando avrei incontrato un sentiero più agevole, avrei recuperato. Stupendo e interminabile è il vallone del Passo Alto che in 15 km discende sino a Morgex. In un tratto sorgivo immerso in cespugli di rododendri, mentre aumentavo l’andatura, scivolavo su di una pietra; puntavo il bastone violentemente tra due massi, e si spezzava. Non mi accorgevo che con il violento impatto i miei occhiali da sole, calzati sopra la testa, schizzavano via ed andavano smarriti in mezzo alla vegetazione. Non ci voleva, ma pazienza, ed in mente risuonava il motto: “La virtù senza le avversità marcisce”. Il cielo ora era di un azzurro intenso ed il Bianco troneggiava avanti a noi; iniziavamo a sentire il frastuono dei mezzi che transitavano sulla autostrada Aosta-Courmayeur. Poi nuovamente ancora un problema causato dal segnale GPS che svaniva, però con la fortuna di azzeccare a naso l’itinerario giusto, ed a mezzogiorno eravamo finalmente a Morgex. In quel bel paese era stata allestita da parte degli organizzatori una sala di riposo e di rifornimento. All’interno di una struttura pubblica da dove si accedeva attraverso una scomoda finestra (che strano), ci veniva servito un abbondante pasto. Nella strategia di gara avevamo messo come priorità l’affrontare la salita alla Testa dei Licony, il più grande dislivello della PTL, di primo mattino per evitare il solleone. Ma in montagna i programmi sono molto relativi e bisogna tener conto di fattori aleatori. E sotto un sole cocente da Morgex (m.890) affrontiamo la terribile salita che porta al bivacco Luigi Pascal, in vetta alla Testa dei Licony (m 2920). Mi avevano quasi spaventato gli amici descrivendomi l’ascesa che avevano affrontato in primavera. Paradossalmente per me e per tutti è stato un momento relativamente rilassante, perchè solo nelle salite non avevo il tormento delle vesciche. Tarcisio, da persona colta, oserei dire onnisciente, improvvisava una lezione di botanica, facendomi annusare il profumo dell’assenzio selvatico, che fu bandito in passato dalle autorità francesi per le sue proprietà stupefacenti. Arrivavamo con slancio in cima zigzagando tra i paraslavine, e l’emozione prendeva in tutti il sopravvento; visione indescrivibile, paradisiaca. Il bivacco Luigi Pascal è una perla delle Alpi. Sei a tu per tu con il versante italiano del Monte Bianco in faccia alle Grandes Jorasses. Il Monte Bianco e il ghiacciaio della Brenva erano ancora ammantate dalle nuvole. Solo le Grandes Jorasses ed il Mont Dolent si mostravano timidamente. Tra di me recitavo: “Deo Optimo Maximo, Deo Optimo Maximo, Ave Maria gratia plena…”. Ricordiamoci che il ringraziamento al Creatore è la preghiera più sublime, ma non prendetemi per bigotto. Io difendo a denti stretti il mio laicato, l’ultima volta che ho ricevuto la comunione è stato il giorno del mio matrimonio 22 anni fa, ma a gran voce posso dire che la mia fede è inossidabile e si rafforza ancor di più quando sono di fronte a simili scenari. Al diavolo i soldi, la fama per noi tre, immersi nel nostro ambiente di montagna, equivaleva a vincere un sei all’Enalotto. Come sarebbe piaciuto a Vincenzo Apuzzo essere lì con noi. Due famigliole all’interno del bivacco trascorreranno la notte, scambiavamo alcune opinioni e ripartivamo per la lunga ripida ma agevole discesa, per poi affrontare il Col Sapin (m.2427). In alto spuntavano dei camosci incuriositi che con grande eleganza sfuggivano ai nostri sguardi; emettevano degli sbuffi simili al rumore dell’aria che attraversa un mantice. Eravamo a circa a metà percorso, avendo percorso 122 km. Giungeva la notte al Col Sapin. Peccato, perché dopo essere scesi per il Vallone di Armina e saliti poi per il Passo Entre Deux Sauts (m.2520), avevamo percorso al buio il magnifico vallone di Malatrà. Giungevamo al Rifugio Bonatti, il benvenuto ce lo dava un grazioso gattino giocherellone che ci seguirà poi per un bel po’.
» No Comments
There are no comments up to now.
» Post Comment
Only registered users can write a comment. Please login or register.
|
|