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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."
Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble
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La virtù senza le avversità marcisce |
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Scritto da Giovanni Baldini
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lunedì 21 settembre 2009 |
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Pagina 2 di 15 3. Con il tracciato definitivamente ufficiale, si iniziava durante l’estate a compulsare quasi ossessivamente le mappe in modo che i luoghi ti sembrassero poi più famigliari. Tarcisio e Marco, nei mesi di luglio ed agosto, provavano e riprovavano il GPS nei tratti impegnativi della PTL in condizioni meteo avverse, e mi riferivano in tempo reale che ciò che dovevamo affrontare non era affatto una sgambatella in montagna; in particolare mi sottolineavano le difficoltà che avremmo incontrato nel tratto dal Piccolo San Bernardo al Rifugio Deffeyes, transitando per la pietraia della Bellecombe, e dal Rifugio Elena al Col du Ban Darray. “Speriamo che il tempo ci assista”, ripetevano, “sennò daranno dolori per seguire la traccia giusta…”. Era evidente, quindi, che il percorso della PTL non aveva nulla a che vedere con le altre tre durissime gare in programma dell’Ultra-Trail du Mont Blanc i cui tracciati sono paragonabili, al confronto, ad una autostrada: il giro classico competitivo di km 166 (+ 9.400); la Courmayeur-Champex-Chamonix di km 98 (+5.600) e la Chamonix-Courmayeur (Sur le traces des Ducs de Savoie) di km 106 (+6.700). Le avvertenze erano chiare: chi si accingeva ad affrontare la PTL non doveva avere fame di gloria (non un minimo accenno è stato dato in merito nel servizio di RAI 3 Sport delle ore 16,30 di giovedì 3.9.2009), essere umile, considerare quell’incomparabile scenario del Monte Bianco come un sovrano cui mai devi azzardarti a dar del tu e, con l’aiuto della Provvidenza (recitando il più possibile il Rosario), potevi sperare di cimentarti in sicurezza nei tratti esposti alpinistici in alcuni casi non segnalati, mentre potevi essere sopraffatto dalla fatica, dal sonno, dal freddo e tant’altro: a buon intenditor poche parole. Per riallacciarmi all’indifferenza felina che è stata data dai media nazionali alla PTL, volevo far presente che tale prova incarnava alti valori etici. Ma di ciò, a nessuno interessa, se non a degli idealisti come me, Tarcisio e Marco. La preparazione per una prova simile è lunga, fatta di maratone e trail a ripetizione e, soprattutto, di sortite notturne in montagna. Per me, rispetto a Tarcisio e Marco che hanno la fortuna di vivere sulle amatissime Alpi, la preparazione è stata più gravosa perché per simulare il tracciato della PTL non sono affatto sufficienti i miei Monti Cimini del viterbese, la cui massima elevazione raggiunge i m. 1053. Bisognava barcamenarsi tra le prioritarie esigenze famigliari, di lavoro, e trovare il tempo per conciliare tutto, e ciò è stata a mio avviso un’impresa titanica. Ma non volevo sentir parlare di sacrificio, per me le escursioni di notte ed i bivacchi all’addiaccio aspettando l’alba sono stati una vera delizia. Quindi il fantastico massiccio del Gran Sasso d’Italia, distante circa 200 km da casa, è stato durante l’estate la mia palestra di allenamento, dove di notte ho sperimentato tutte le condizioni estreme che potevo trovare al Bianco e cioè: attraversamenti alpinistici con affacci vertiginosi (tanto per citare alcuni: la direttissima del Corno Grande, la via Ricci per salire alla vetta orientale del Corno Grande, il ghiaione del Pizzo Intermesoli). Poi bivacchi all’aperto in alta quota con vento forte e freddo intenso per testare l’equipaggiamento. Apro una piccola parentesi sul citato massiccio che tanto amo: lo sciame sismico, che ha devastato l’aquilano, non ha intaccato il Gran Sasso se non in qualche insignificante frana nell’alta Val Maone, ed il ghiacciaio del Calderone in pieno agosto era colmo di neve come non si vedeva da tanti anni. Fame di dislivello dovevi averla sempre, e la salita maggiore più vicina a Viterbo (e di tutto l’Appennino) è a circa 300 km: la mistica valle di Santo Spirito alla Maiella, da Fara San Martino (CH) in cima al Monte Amaro (+2300); a seguire sempre sul massiccio del Gran Sasso, da Fonte Cerreto (AQ) al Corno Grande per la via direttissima (+1800), quest’ultima diventata come si dice dalla mie parti “la strada dell’orto”, per le tante escursioni effettuate in solitaria e con gli altri amici laziali tutti impegnati nelle varie gare al Bianco: Alessandro Tarallo, Gianluca Belardini, Raffaello Alcini e Domenico Peruzzini. Raffaello e Domenico sono per me un punto fondamentale di riferimento. Persone miti, colte ed esperte di montagna , tengono sempre a freno il mio entusiasmo da bambino, si cimenteranno nella TDS, con l’obiettivo del giro completo nel 2010, ed avevano fatto base al campeggio di Grepon a Chamonix (F), ospiti del fortissimo paracadutista ex incursore della marina Fabio Orsini, impegnato anch’esso nella TDS, che aveva montato una tenda con impresso un grande stemma della “Folgore”, motivo di vanto nazionale. Molte volte mi sono recato sull’Appennino abruzzese, anche con il fraterno amico Ferdinando Iacovelli, tanto che facevo concorrenza all’ascetico papa Celestino V da Morrone alla Maiella, le cui spoglie sono conservate nella basilica de L’Aquila, distrutta dal terremoto di aprile. Ma con quel santo – che come me Tarcisio e Marco non ebbe fame di gloria e fu uno dei tre papi che abdicò – io non ho a che spartire nemmeno un’unghia, questo lo tengo a precisare: di fronte ai sovrani ci si inchina, di fronte ai santi, come Pietro da Morrone, ci si inginocchia!
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