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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."
Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble
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La virtù senza le avversità marcisce |
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Scritto da Giovanni Baldini
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lunedì 21 settembre 2009 |
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Pagina 3 di 15 4. Da quelle sedute di allenamento ho ricevuto molte risposte. In montagna non si scherza, i rischi repentini sono sempre in agguato, come una caduta per stanchezza o l’ipotermia, pertanto l’equipaggiamento che da portare al seguito per la PTL doveva essere quanto di meglio la tecnica potesse offrire, a scapito di uno zaino che risulterà veramente pesante, dell’ordine di tredici kg circa. Ma meglio così, tutti noi non avevamo alcuna intenzione di aggiungersi all’impressionante sequela delle vittime della montagna di questa stagione. Siamo tutti coscienti che su questa terra siamo di passaggio, la parte immateriale del nostro vulnerabile corpo - ossia l’anima - è ciò che mi interessa preservare per presentarmi, con quanti più crediti possibili in buone opere, avanti al Creatore; però abbiamo tutti delle grosse responsabilità verso le nostre famiglie, il lavoro, perciò con Tarcisio e Marco eravamo concordi e ardentemente desideriamo che bisogna arrivare alla prova estrema non stupidamente, ma possibilmente con dignità ed eroicamente. E una mia fesseria,quattro giorni prima della partenza, stava mandando all’aria l’avventura. Trovandomi al mare nel promontorio dell’Argentario, di fronte all’attrattiva naturalistica della Duna Feniglia, l’istmo di 6 km che collega il continente al promontorio, da corridore prevalentemente stradaiolo che sono iniziavo a tirare qualche chilometro per far girare le gambe e, al termine della corsa, mi si riacutizzava un vecchio dolore al tendine. L’ansia prendeva il sopravvento. Ma tra i tanti difetti che possiedo, mi riconosco un lato positivo, e non so se per gli altri sia una virtù, e cioè quello del coraggio e della determinazione; e riuscivo in un modo e nell’altro a lenire il dolore. Al tal proposito il grande amico Pino Tenti è per me un punto fondamentale di riferimento per le sue eccezionali doti di resistenza alla fatica ed al dolore. Preparavo con cura lo zaino di 50 litri prestando attenzione al peso. Lo riempivo del materiale obbligatorio: due maglie termiche, una giacca di pile pesante; un completo in gore-tex triplo strato giacca e pantalone; una calzamaglia di tessuto pesante; ramponcini; viveri; circa un kg di batterie di ricambio per le lampade frontali e il GPS; medicinali; pantaloncini calze e indumenti intimi di ricambio; due litri d’acqua. Il risultato è che il fardello risulterà maledettamente pesante. Ma chi si azzardava a partire con meno peso era proprio un incosciente. Le vittime del Mercantour di giugno insegnano. Gli zaini di Tarcisio e di Marco non erano da meno come consistenza, ma con una distribuzione più bilanciata, e cioè mentre il peso del mio zaino gravava interamente nella parte posteriore del corpo, il loro era distribuito equamente sul tronco, con uno zaino più piccolo del mio sulle spalle cui, allacciato in vita, era contrapposto un mega marsupio.
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