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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

La virtù senza le avversità marcisce PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
lunedì 21 settembre 2009
Indice articolo
La virtù senza le avversità marcisce
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6. Alle 22,00 di martedì 25 agosto si partiva subito e di corsa. Non avevamo alcuna intenzione di procedere correndo, perché con i nostri zaini stracarichi avremmo sollecitato oltremodo  le schiene, ma non potevamo fare altrimenti,  talmente forte era l’incitazione della folla. Tarcisio iniziava subito a perdersi dei pezzi dallo zaino che per fortuna venivano recuperati. Egli aveva la tenda da bivacco d’emergenza allacciata lì sotto, una cellula di sopravvivenza che risulterà poi determinante. Si precedeva per il percorso tradizionale dell’UTMB fino a Les Houches. Dove possibile, nelle discese, si accennava ad una goffa corsa, per salvaguardare articolazioni e le vertebre lombari. Dovevamo tenere sempre  tenere a mente e sopire gli entusiasmi, perchè si  trattava di percorrere 240 km di sentieri, per la maggior parte  alpinistici,  con 17.500 m di dislivello positivo. E’ logico pensare che ogni squadra avesse  fatto una strategia di gara. Veramente, è errato dire che la PTL era una gara, perché fu  stabilito da regolamento che non aveva carattere competitivo,  e lo spirito che doveva accomunare tutti i partecipanti era: l’amicizia, la fratellanza, il rispetto per la natura, e il regime di autosufficienza alimentare, ovvero senza fruire dei servizi offerti alle altre gare in programma.  Tuttavia il tempo massimo stabilito in 114 ore la rendeva di fatto una competizione. La nostra strategia iniziale era quella di fare una tappa no-stop da Chamonix (F) sino al rifugio Deffeyes   (km 79) in territorio italiano. Il chilometraggio era elevato, ma era essenziale effettuare questa tiratona anche perché il meteo attorno al Bianco era incerto. Ed il primo temporale lo beccavamo a Les Houches dove ha casa (beato lui) il mio amico Andrea Celestini partito pochi giorni prima della gara. La pioggia ci accompagnerà copiosa sino a Les Contamines al km 23. I lampi illuminavano quel paesaggio cupo, quasi ostile  con i tuoni che rombavano sinistramente. La cappa delle nuvole si attestava attorno ai m. 2500.  Al Col de Voza  (m. 1656), sotto il porticato di uno chalet in prossimità della stazione ferroviaria del T.M.B. ci equipaggiavamo come si doveva per avanzare sotto la pioggia. Tuttavia la temperatura  non era eccessivamente fredda. Il GPS di Marco era l’unico interlocutore con noi stessi, che ci infondeva grande sicurezza in mezzo a buio e nebbia, ci guidava in quei sentieri che (preciso), non erano segnalati come nelle altre gare con le segnalazioni rifrangenti. Si perdeva rapidamente quota. A Les Contamines (m.1062), arrivavamo nel profondo della notte e il delizioso paesino aveva l’aria spettrale;  la pioggia cessava, il vento spazzava vie le nuvole, si intravvedeva la costellazione del Carro, tutto sembrava volgere per il meglio. Consumavamo un panino a testa, facevamo il pieno d’acqua dalla fontana pubblica e si ripartiva direzione La Balme (m.1713) per un tracciato molto ben conosciuto da me e Marco perché percorso nelle varie edizioni passate dell’UTMB. E’ bene infisso nelle nostre menti, come quelle degli uccelli migratori  che seguono  sempre le stesse rotte,  sino alla deviazione per il Lac Jovet   in prossimità del Col de Bonhomme. Il tracciato è agevole, antichissimo, veniva utilizzato dalle legioni romane; si attraversa anche un ponte d’epoca imperiale in ottimo stato di conservazione. Il sentiero punta dritto in alto dopo aver oltrepassato il santuario della Notre Dame de Gorge, l’unica fonte di luce in una tenebrosa foresta. Il ringraziamento alla Regina della Pace era  d’obbligo. Eravamo felici, pur se inumiditi dalle varie ore trascorse sotto una pioggia incessante, ma determinati più che mai ora che il tratto più “facile” stava per terminare.


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