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Home arrow Dal fronte... arrow TOUBKAL TRAIL - Marocco (8-10 ottobre 2009) arrow TOUBKAL TRAIL – TOUBKAL MARATHON: INSHALLAH

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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

TOUBKAL TRAIL – TOUBKAL MARATHON: INSHALLAH PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
domenica 15 novembre 2009
Indice articolo
TOUBKAL TRAIL – TOUBKAL MARATHON: INSHALLAH
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Tizi Mzik, Tizi n’Auguelzim, Jebel Toubkal, Tizi n’Ouanoumss, Tizi n’Ououraine, Tizi Likmet, Tizi n’Tacheddirt,Tizi n’Ouhatiar, Tizi n’ou Addi, Tizi n’Tamatert: parole impronunciabili. Ma che roba è, vien subito da pensare. Non abbiate fretta, vi spiegherò tutto passo per passo: derivano dalla traslitterazione dell’arabo,  e tradurrò tutto subito per non creare confusione. Tazi (in berbero) significa: valico; Jebel: montagna;  il resto sono   nomi non traducibili degli alti passi di un’imponente catena montuosa, come del resto il Tajin, piatto di ortaggi cotti e carne (esclusa il maiale) che ho trovato prelibato, servito su piatti di terracotta incandescenti, tanto da rischiare, se uno è distratto,  di fare la fine dei clienti al ristorante giapponese nel film del tragico Fantozzi, ossia di lanciare il piatto in aria per non avere le mani ustionate. L’Hamman  è il bagno turco, scopiazzato dalle terme romane, ed entrato di prepotenza nel comune gergo. Quindi Tizi, Jebel, Tajin ed Hamman sono i primi sostantivi che ho imparato.
Perbacco, dimenticavo di dire dove mi trovavo io e gli altri amici, per capirci quelli della legge 180, per usare un termine preso in prestito dall’ultra man Massimone Guidobaldi: Marocco, Alto Atlante, per l’ennesima gara in montagna che non si esagera affatto  nel definirla epica. Grazie alla felice intuizione ed al coraggio di Nico Valsesia da Borgomanero (NO), che non si risparmiava per far entrare prepotentemente nel Guinness dei Primati le due gare in programma, perfettamente organizzate tra mille difficoltà logistiche imposte da una catena montuosa imponente ed aspra e dalla popolazione berbera non avvezza a simili eventi: la Toubkal Marathon (km 42, +3123 metri da salire) ed il Toubkal Trail (km 125, +9000). Non ci poteva andare tenero il grande Nico la cui sua   filosofia di vita  è faticare, e per questo ha ottenuto  risultati sportivi strabilianti:  nel 2006 si  classificò secondo assoluto nella “Race Across America” percorrendo in bici  i 4.897 km della Coast to coast statunitense in 9 giorni, 16 ore e 23  minuti!

 Ma lì era diverso: solo come aperitivo bisognava arrivare in cima alla più alta montagna del nord Africa: il Jebel Toubkal, una nuda  ed ampia cima di m. 4.163. Poi, per i partecipanti dell’Ultra Trail, un percorso da far rabbrividire per le difficoltà date dall’alta quota e da un fondo insidiosissimo fatto di infinite pietraie.
Veniamo agli iscritti, dove c’era da divertirsi:
- l’esordiente in maratona Eliana Ciardi. Non saprei definirla di che nazionalità è, perché lei viaggiando per lungo e in largo il mondo per lavoro, ha vissuto incredibili esperienze umane che  accomunano  tutti gli esseri di ogni latitudine, però ha vissuto a Roma. Arrivata ad Imil, la Courmayeur del Marocco, dopo aver percorso a piedi andata e ritorno per circa 1600 km il Cammino di Santiago in Spagna, e precisamente il classico Cammino francese sino a Capo Finisterrae all’andata e, al ritorno, quello Nord o Cantabrico.
- Gianfranco Cantiani da Fiano Romano: amante di estemporanee  sfide estreme, un’atleta non “fai da te” ma “fai come vuoi”, cioè sfruttando le eccezionali doti fisiche, si getta a capofitto in sfide impossibili, senza un’ adeguata preparazione (l’ultimo allenamento in montagna risaliva all’Ultra del Gran Sasso d’Italia a luglio!), e vani sono stati i tentativi  di farlo partecipare alla gara “corta”: “A me non piacciono le mezze misure…”, era la suo ritornello.
- Maurizio de Lellis di Pomezia (Roma): si era buttato a capofitto nella scabrosa faccenda, con la sola preparazione stradale, per fortuna aveva optato per la “corta”, ma lui poteva permetterselo: porta un cognome importante, forse disceso dall’abruzzese san Camillo de Lellis da Bucchianico (CH),  cui sono particolarmente devoto perché i suoi seguaci (i Camilliani) mi assistettero con cura nei mei primissimi anni di vita. Maurizio, in fatto di generosità, non è da  meno. Da san Camillo si imparano molte cose: che nella vita si può cambiare, eccome! Faceva il soldato di ventura, conduceva vita dissoluta e poi il radicale cambiamento che lo ha portato alla santità.
- Anche un famoso personaggio del mondo dello spettacolo era presente: ecco Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo). E’  simpatico così come lo vedi nei suoi esilaranti film; con i miei amici lo incalzavamo chiedendogli insistentemente perché non ci aveva portato la Filippona, e lo rimbrottavamo perché l’operatore telefonico dei suoi spot pubblicitari era l’unico che non funzionava a dovere. Ma era in vacanza, giusto concedergli la sua privacy.
- Tutto il gruppo dei romani, i determinatissimi: Massimo Guidobaldi, Domenico Peruzzini, Ferdinando Iacovelli e Giovanni Battista Torelli. Riccardo Silva, altro romano che non ha pace da quando ha conosciuto il fascino dei trail e si cimenterà nell’ultra. Era già da una settimana prima del nostro arrivo che bazzicava  in zona per acclimatarsi, e riferiva via sms che salito al Toubkal l’acqua contenuta nella borraccia  si era congelata…
- Ed infine i piemontesi, con la provincia di Biella in testa, il gruppo più numeroso e il più forte atleticamente, tra cui i miei  amici fraterni reduci della P.T.L. del Monte Bianco: Tarcisio Fresia e Marco Galletto. Scusate, facciamo un passo indietro. Prima di giungere ad Imlil per la gara, abbiamo trascorso la prima giornata di martedì 6 ottobre 2009  nella magica Marrakech, che dista dalla catena dell’Alto Atlante un paio di ore d’autobus, ed abbiamo alloggiato in un albergo situato nella medina a due passi dalla famosa piazza Jama’a el-Fnaa, che al tramonto si trasforma in un grande teatro:  pullula di gente ed è avvolta di fumi di carne arrostita delle numerose bancarelle. Qui  con pochi Dirham (la valuta marocchina), puoi mangiare, senza però fare lo schizzinoso per l’igiene che, definire approssimativa è un eufemismo. Lo  spettacolo in quella piazza  è straordinario, di una realtà completamente differente dalla nostra: saltimbanchi, incantatori di serpenti ecc. Meglio sorvolare sullo stato sanitario della struttura alberghiera dove ha alloggiato la maggior parte dei partecipanti alle competizioni, che era anche il centro maratona dove si distribuivano i numeri ed i pacchi gara. Io avevo la stanza condivisa con Tarcisio e Marco in un altro albergo vicino al  minareto della Koutoubia (la più grande moschea di Marrakech), e uno degli altoparlanti era posto non lontano dalla nostra finestra, sicché il canto del muezzin ci faceva sobbalzare dal letto a partire dalle 5 del mattino. La nostra permanenza veniva rallegrata anche dagli scarafaggi che risalivano dagli scarichi.  Ma in certi posti meglio turarsi il naso, tirare avanti ed avere le compresse anti dissenteria a portata di mano, perché sarebbe stato uno sfacelo incappare nella maledizione di Montezuma in salsa marocchina, prima di affrontare la gara  in assoluto più dura al mondo.


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Ultimo aggiornamento ( domenica 15 novembre 2009 )