Login

Entra
Nessun account? Registrati
 
Home

Benvenuti

Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Agosto 2010 Settembre 2010 Ottobre 2010
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
Settimana 35 1 2 3 4
Settimana 36 5 6 7 8 9 10 11
Settimana 37 12 13 14 15 16 17 18
Settimana 38 19 20 21 22 23 24 25
Settimana 39 26 27 28 29 30

Sondaggi

Ti alleni...
 

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication

Govi, gli altri, e la frutta sugli alberi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Marri   
mercoledì 20 gennaio 2010

Bagnacavallo (RA), 2^ Maratona della Pace (Trail di 48 km)
Govi, gli altri, e la frutta sugli alberi

Alla fine siamo arrivati in 115, direi tutti soddisfatti, tranne William Govi (pettorale 750 in onore della sua autocertificata ricorrenza maratonica), che non ha apprezzato la commistione di maratona e ultramaratona in un percorso di avanti e indietro sulla stessa sponda sinistra del Lamone. Né si poteva compensare il fatto con la presenza di buone docce caldine, perché William non è habitué della doccia (almeno da quella volta che a Buhlertal, una decina d’anni fa, entrò nello spogliatoio comune e vide un sacco di ragazze nude, alcune anche… ostrega! al che scappò di furia torcendo gli occhi). Invece, quanto alla partenza di oggi, gli facevo notare la somiglianza del luogo (la piazza Nuova di Bagnacavallo, ignota al Tomtom e a Viamichelin, eppure esistente) con quel porticato da dove prendeva il via la maratona di Marengo (la peggior maratona del nord Italia), in cui William collaborava all’organizzazione, ma dove non esistevano spogliatoi, e lasciammo le borse all’aperto…

 

Per l’esattezza, a Bagnacavallo quantomeno c’era una stanza (senza panche) dove spogliarsi e lasciare poi le borse; e, tirate le somme, credo che non ce la possiamo prendere con una gara quasi in famiglia, allestita da autentici appassionati senza fini di lucro (Enrico Vedilei, Maria Luisa Costetti e congiunti), non pubblicizzata, in una stagione ostile, su un percorso che somiglia forse più a un cross che a un trail (dove insomma i panorami non sono proprio da groppo in gola, e oltretutto in parte sono già usurati dalla lunga consuetudine con la maratona del Lamone, che scorre sull’asfalto sotto di noi poi passa a Boncellino sull’argine opposto al nostro).
Siamo in 115, tutti iscritti sulla fiducia, e che saldiamo qui i nostri debiti, sapendo che buona parte delle tasse andranno in pro dei bambini affetti da una rara malattia. I più bravi si riveleranno Andrea Anselmi (3.17) e Giuliana Arrigoni (3.48) sui 48km, su un totale di 83 uomini e 15 donne classificate; solo 13 maschi e 4 femmine si accontentano della distanza ‘minore’, regolati sul traguardo da Luciano Fattore (3.11) e dalla ‘cognata’ Franca Costetti (4.26). A evitare malignità, una volta tanto farò il nome della seconda classificata della maratona, tal Daniela Gianaroli, in 4.46.
Alla distribuzione dei pettorali ritrovo Giordano Lucidi, supermaratoneta dei tempi antichi: quindici anni fa ci incontrammo alla maratona di Caen, all’incirca accordandoci per arrivare insieme al traguardo, io lui e Govi; ma William fu preso dalla libidine (l’unica che il sant’uomo conosce) e attaccò all’ultimo km, arrivando davanti: Giordano non gliela perdonò, e nel ritorno non volle viaggiare insieme. I maligni sussurrano pure che a fine anno spedì a “Correre” una lista fasulla di maratone accreditate al povero Sante Facchini, che cosi risultò primo nella celebre Maxiclassifica, con una gara di vantaggio su Govi.
Forsan et haec olim meminisse juvat, direbbe il dottor Rizzitelli, pure presente alla tenzone odierna, come tanti altri patiti di questa specialità (chissà perché oggi nessuno le chiama più “corse di lunga lena”, come usava temporibus illis?). Ha ripreso in pieno anche Paolo Gilardi, fresco pensionato Fiat/Parmalat/Montedison e chissà quant’altro, che tra un viaggio alle Hawaii e una vacanza in Nuova Zelanda si accomoda a questi spensierati happening/revival: nemesi storica, sul traguardo dei 42 km precederà allo sprint Govi, e di sette minuti un altro pensionato di lusso, l’ingegner Liccardi, che dopo aver versato ruscelli di lacrime e inchiostro lippino per far sapere che non andrà alla maratona di Parabita, adesso ci va.
Due gradi alla partenza, per fortuna ha smesso di piovere: i tratti più pantanosi del tracciato, nelle golene del fiume, per tacita convenzione li salteremo, restando sull’argine e attraversando quattro volte a raso la ferrovia (diciamo che anche le frecce segnaletiche non abbondano, salvo i primi e ultimi 5 km dove sono perfette); del resto si sta sul soffice, ma senza affondare, per un chilometraggio che il mio Gps dà di 47,3, mentre per il tracciato ‘ridotto’ della maratona dicono si stia sui 43. Il panorama offre campanili e qualche lussuosa villa secolare, e purtroppo lo spettacolo di immensi frutteti con mele e pere a marcire sui rami, o lasciate ai piedi degli alberi: non so se sarebbe troppo rivoluzionario consentire il libero accesso (che per esempio si concede ai cacciatori) e il diritto di raccolta su questi terreni a chi ha fame e bisogno.  O forse, al di là delle ipocrisie sui poveri ecc., nessuno qui è abbastanza affamato da chinarsi a raccogliere delle mele, e insomma non si vuole pane ma si pretendono brioches?
Il giro si svolge interamente nel comune di Bagnacavallo, che a quanto pare misura in lunghezza circa 15 km e dunque ci costringe a un doppio passaggio dall’estremo sud di Boncellino (km 10 e 35, per chi fa il percorso lunghissimo), e ad un solo transito all’estremo nord di Glorie (assai anonima, da self-service, la ‘boa’ dei 42 km che sta 3 km prima).
Due controlli con spunta garantiscono la separazione tra i 42 e i 48, ma ho l’impressione che la zona sud sia più scoperta, e in teoria suscettibile di tagli o … aiuti meccanici (negli ultimi 15 km alla mia altezza spesso non si vede nessuno né dietro né davanti). Naturalmente non accuso chicchessia e non ho sospetti particolari (anzi, confrontando a naso i tempi finali e l’andatura che ho visto tenere praticamente dai colleghi nei vari incroci, direi che è tutto regolare): dato però che mediamente un maratoneta su 40 è accertato che taglia (vedere il recente caso di Firenze)… speriamo che le sole mele marce di Bagnacavallo fossero quelle rimaste sugli alberi.
Chi è sicuramente limpidissimo, e mi ha fatto piacere rivedere dopo due lutti che ci hanno accomunati, è “don” Gregorio Zucchinali, cimentatosi sulla distanza massima, poche ore dopo aver organizzato i suoi atleti nazionali di ultra a Monteforte. Torneranno i tempi che commenteremo passo dopo passo le vicende storiche dei paesi attraversati, e il “veterinario” Dinardo ci farà da bastian contrario? Iam fugit invida aetas: con quella di oggi sono arrivato alla gara numero 2000, non credo che la vita mi basterà per un altro mille: come dice qualcuno da queste parti, uj è na streda morta tla mi vèita, e dent e foss una lumèga svuita.
Né a raccontarci provvederà più un grande uomo come Vando Morini, campione di non molti anni fa, collega di insegnamento, speaker di garbo e cultura, che ci ha lasciato pochi giorni fa (guarda caso, ad Albinea, dove forse sarebbe il caso di pensare a intitolargli una strada, al posto di quella “via della Maratona” che un sindaco fedifrago promise di intitolare e non fece mai).
Dopo la conclusione e le docce – per chi le fa -, quando il giudice ufficiale di arrivo se ne è già andato ma stanno ancora giungendo quelli che devono aumentare di un numerino i propri record di chi ce l’ha più lungo (intendo: il palmares delle maratone finite, dentro o fuori il tempo massimo), chiuse ormai le trattorie, ci troviamo davanti all’unica baracchina della zona fornita di piadine (anche al farro). Govi ha fretta di prendere il suo treno delle quattro: mi offro di accompagnarlo con l’auto in stazione, ma siccome ho due piade da smaltire (una ottima alla salsiccia, una pessima alle acciughe e capperi, e n’ui è manc e sanzves par mandèla zò), non si fida della mia puntualità e preferisce incamminarsi a piedi. Il suo treno arriverebbe a Bologna, ma lui ha stabilito di fermarsi a Castelbolognese (città gemellata, grazie al suo illustre figlio Edmondo Fabbri, con la Corea), e aspettare lì 40 minuti il treno per Reggio. Vanamente lo esorto a proseguire fino a Bologna, dove troverà il doppio di treni e una sala d’attesa decente: non è convinto e si avvia, infagottato nel poncho andino o forse transiberiano, verso il suo destino. La prossima volta porterà il numero 751.
» No Comments
There are no comments up to now.
» Post Comment
Only registered users can write a comment.
Please login or register.