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Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Verona marathon, domenica 21 febbraio 2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Sandrelli   
marted́ 02 marzo 2010
Sinceramente non vado matto per le corse troppo affollate e ritrovarmi alla partenza della Verona marathon confuso con le schiere di mezzi maratoneti, intruppato nella griglia degli atleti medio-scarsi (pettorale verdino), in un fondo a una marea di quasi diecimila persone (stando alle cifre fornite dall’ “Arena”, il quotidiano locale), non è stato per me il modo migliore di iniziare questa ennesima avventura podistica. Forse sarebbe stato opportuno separare la partenza della “mezza” da quella della maratona ma, per il resto, è andata piuttosto bene e direi che gli organizzatori hanno offerto, tutto sommato, un servizio all’altezza della situazione e delle aspettative, anche grazie alla generosa collaborazione dell’Esercito Italiano. Certo gli sponsor istituzionali e privati erano “importanti” (come dice chi è a corto di aggettivi), certo la manifestazione aveva anche un aspetto promozionale (legato all’“indotto” e al turismo) non secondario rispetto a quello sportivo, ma occorre riconoscere che Verona – con questi numeri – può ambire a diventare una delle primissime maratone in Italia.
Analizzando più in dettaglio le varie componenti dell’evento, metterei in risalto, innanzitutto l’ottimo rapporto qualità-prezzo. La quota da me versata (30 euro, cifra più che accettabile) mi ha dato diritto a un pacco-gara del valore almeno equivalente (buona la giacchetta a vento “griffata”, e ancora meglio i guanti e le calze), a servizi bene organizzati (assolutamente niente da ridire sui ristori. Il deposito bagagli, invece, era parecchio lontano dalla zona arrivo), a una medaglia più che dignitosa e a un supplemento di pacco-gara costituito da qualche genere di conforto. Quanto al percorso non mi è dispiaciuto: completamente rivoluzionato rispetto alle edizioni precedenti, consisteva di due lunghe appendici a sud (quartiere di Golosine-Santa Lucia, senz’altro il tratto meno “spettacolare” della corsa) e a nord (Lungadige Attiraglio, diga di Chievo e sobborgo di Parona) di Verona, con un lungo tratto finale (circa 15 km) all’interno del centro storico e passaggi nei luoghi-simbolo della città: San Zeno, Castelvecchio, Corso Cavour, Piazza Bra, Via Cappello e – naturalmente – l’Arena. A dire il vero il transito finale attraverso l’anfiteatro romano mi ha un po’ deluso: niente pubblico, ma solo l’accompagnamento musicale dell’inevitabile marcia trionfale dell’Aida e il saluto (peraltro graditissimo e confortante) della voce amica di Fabio Rossi. Tra l’altro c’è mancato poco che cadessi e che facessi la fine del secondo arrivato, superato in extremis dal vincitore proprio per una caduta in questo punto. Abbastanza gradevole anche il contorno climatico-meteorologico: splendeva il sole, ma la temperatura era decisamente bassina e in certi tratti spirava un gelido venticello di tramontana. Chiusura al traffico quasi perfetta (è stato davvero un piacere percorrere due o tre volte, in lungo e in largo, Corso Porta Nuova senza vedere l’ombra di una macchina) ma sul Lungadige qualche bicicletta di troppo che procedeva in senso contrario a quello dei marciatori qualche fastidio l’ha creato, almeno al sottoscritto. Personalmente è stata un’esperienza stranissima correre per le strade di una città che conosco e  frequento da almeno trent’anni e vederle in un aspetto completamente diverso da quello dei giorni “normali”. Il lunedì, invece, di tutto lo spettacolo maratonico andato in scena il giorno prima, a Verona restava ben poco. Sotto un cielo grigio e piovigginoso, Corso Porta Nuova aveva ripreso l’aspetto di sempre, con i suoi semafori un po’ strani (troppo lenti o troppo veloci), con i suoi cassonetti, col suo traffico nevrotico e con qualche cartello chilometrico (per la precisione quelli del 1° e del 35° km) dimenticato dagli addetti ai lavori. Quanto alla mia performance,  per tre quarti della maratona ho corso abbastanza bene, seppure a ritmo non uniforme  (nei primi cinque, sei km la calca impediva di procedere speditamente). Dal 35° in poi, invece, buio pesto. Morale della favola: arrivo in Piazza Bra col tempo finale di 3h e 12’ (corretto in 3h e 10’ dal real time). Considerato l’avanzare inesorabile dell’età anagrafica, ci si può accontentare e festeggiare con Carlo, il fratello quasi centenario (come numero di maratone portate a termine), la buona conclusione dell’avventura.

Fabrizio Sandrelli
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