Login

Entra
Nessun account? Registrati
 
Home arrow Dal fronte... arrow 1° trail dal pan e formai-Pell.Parm.(27.06.10) arrow Pellegrino Parmense (PR), domenica 27 giugno 2010. 1° trail dal pan e formai.

Benvenuti

Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Pellegrino Parmense (PR), domenica 27 giugno 2010. 1° trail dal pan e formai. PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Sandrelli   
mercoledì 30 giugno 2010
C’è aria di festa a Pellegrino Parmense, borgo montano annidato tra i rilievi appenninici a cavallo tra le province di Parma e Piacenza, dove approdiamo verso le dieci della calda domenica del 27 giugno. Appena il tempo di scendere dall’auto, indossare la divisa, ritirare il pettorale e il sobrio pacchetto-gara e si parte di gran carriera. Purtroppo la partenza ufficiale è avvenuta in anticipo di qualche minuto rispetto all’orario previsto  e così mi tocca rincorrere affannosamente, in mezzo a un prato fiancheggiato da un torrentello, gli altri 77 partecipanti a questa prima edizione del “trail dal pan e formai” (20 km il percorso per i “competitivi): dove il pane è quello, particolarmente rinomato, di Pellegrino e il “formai” è il parmigiano-reggiano di montagna che qui mangiano col miele.
Chissà perché, avevo pensato a una corsa senza eccessive difficoltà, con pendenze dolci e regolari lungo amene collinette moreniche e invece, dopo la partenza ad handicap, mi ritrovo ad arrancare sotto un sole che picchia duro lungo una rampa pietrosa e interminabile, dalla pendenza non certo inferiore al 10%. Il paesaggio è inconsueto, almeno per me: la vegetazione è un misto di bosco di mezza montagna e di macchia mediterranea, con abbondanza di ginestre, di pini e di cespugli dall’odore pungente. La sensazione è quella di trovarsi in una zona montuosa quasi spopolata, inselvatichita, dove la natura ha reclamato i suoi diritti e si è ripresa i terreni e i pascoli abbandonati, nel corso degli anni, dagli uomini. Non so se a questa impressione corrisponda poi la realtà, ma di certo per lunghi tratti il silenzio domina sovrano e solo di rado ci si imbatte in qualche casolare o in qualche fattoria. Nonostante le ripide discese, i sentierini non più larghi di una spanna e le innumerevoli insidie nascoste nel terreno (buche, sassi, fango, rami d’albero e via dicendo), è un tipo di ambiente in cui amo correre e che mi ricorda un po’il paesaggio dell’ecomaratona del Chianti. Nessun cartello chilometrico ci avverte della distanza percorsa: la cosa si può accettare, però, considerando che si tratta di un trail, in cui, generalmente, bisogna cavarsela con i propri mezzi senza contare su grandi aiuti (a questo proposito, credo che la Soave- Bolca sia un’eccezione più unica che rara). Eppure i rifornimenti - distanziati in media di circa 1 km e mezzo l’uno dall’altro - sono discreti. Ai primi due o tre si trova solo acqua fresca (centellinata in bicchierini di plastica), poi però si potrà disporre anche di pane e miele, bevande gassate e formaggio grana. Dopo il passaggio in paese (dove una macchina troverà modo di tagliarmi la strada) e un breve tratto su asfalto ombreggiato dai tigli dal profumo intenso, si riprende a salire o, meglio, ad arrampicarsi  lungo un’erta erbosa per poi rimanere più o meno in quota lungo una stradina assolata (ma per me deliziosa, nonostante la polvere e le pietre) sul crinale di una collina. Forse per il caldo o per la luce particolare, ho la sensazione che sia ormai pomeriggio avanzato  - anche se sono soltanto le undici e mezzo del mattino - e che mi sia perso in un ambiente sempre più selvatico, aspro, quasi ostile o comunque minaccioso. E invece, dopo altre salite, dopo altro fango (in cui sprofonda e rimane appiccicata la mia scarpa destra slacciata), dopo altre ginestre giallo-verdi, ecco riapparire i segni della civiltà sotto forma di una strada asfaltata. Ed ecco sbucare un’auto con targa slovena, il cui conducente mi chiede informazioni sulla direzione da prendere per Pontremoli. Essendo anch’io un “foresto” del tutto ignaro della zona, non posso, ovviamente, essergli utile. Tra l’alto il calore, il sudore, la fatica, la sete, mi stanno annebbiando le idee e per poco non sbaglio direzione. Da lì a poco sarò ripreso da un altro concorrente, col quale ingaggerò un duello protrattosi fin sulla linea d’arrivo, al termine di questa piacevole passeggiata. Duello perso per un nanosecondo, purtroppo, ma va bene così: una signora, giudice di gara, m’informa che dovrei essere, più o meno, ventottesimo assoluto. Il mio cronometro segna 2h 12 primi e qualche secondo. Dall’arrivo del primo uomo (Michele Sartori, vincitore in 1h 36’ 43”) sono trascorsi circa 36 minuti, mentre la prima donna (l’inglese Ruth Pickvance, 2h 01’ 29”) mi ha preceduto solamente di una decina di minuti. Dopo essermi dissetato e aver rassicurato la madre ansiosa e paziente, vengo riaccompagnato in paese da uno degli organizzatori, nel locale dove sono state allestite docce e spogliatoi. L’uomo mi chiede un parere sulla segnaletica e gli rispondo che forse qualche freccia in più nei punti critici non sarebbe guastata. Ma tutto sommato, nonostante qualche smagliatura, la prima edizione di questo trail breve mi pare abbia superato l’esame di maturità. Nel pomeriggio, dopo aver assistito alle premiazioni in paese (cui presenzierà anche il sindaco), c’è tempo per sorseggiare un caffè ascoltando le note dell’orchestrina romagnola e di salire al castello per una visita veloce. Ogni angolo d’Italia ha le sue sorprese (spesso gradevoli) e anche Pellegrino Parmense, col suo imponente castello di origine altomedievale non fa eccezione. L’ultimo ricordo che conservo di questa bella gita turistico-sportiva e l’immagine della pieve di Mariano, che abbiamo sfiorato correndo. La sua facciata ruvida,  in pietra grigia, ma dotata di un’austera bellezza mi sembra sia un un po’ l’immagine delle corse trail più “ruspanti”.
Una volta a casa, esaminerò con calma l’opuscolo illustrativo del circuito UISP di trail-running in cui è inserita anche la corsa di Pellegrino. Le corse (sei in tutto) si svolgeranno, oltre che a Parma città , in alcuni dei paesini più remoti dell’Appennino Parmense. Non prevedo di poter partecipare ad altri appuntamenti del circuito (troppo distanti, troppo faticose da raggiungere, quelle località) ma invidio chi – più coraggioso di me – salirà lassù per correre in una natura che immagino simile a quella, quasi incontaminata, del “trail dal pan e formai”.

Fabrizio Sandrelli
» No Comments
There are no comments up to now.
» Post Comment
Only registered users can write a comment.
Please login or register.