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Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

10.07.2010 - 9^ ZERMATT MARATHON: CERVINO SUPERSTAR! PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
mercoledì 28 luglio 2010
10.07.2010 -  9^ ZERMATT MARATHON: CERVINO SUPERSTAR!

    La mamma del dott. Tarcisio Fresia, la venerabile  signora Gina, dotata di una lucidità mentale invidiabile, rimprovera il figlio 64/enne di frequentare  compagnie poco raccomandabili, da quando si allena con Marco Galletto. Ma di che cosa stiamo parlando, dei soliti furbetti di quartiere? Niente affatto. Marco è un esempio di  onestà e rettitudine solo che, la sua sfrenata passione per la montagna, ha condotto Tarcisio (malato più di lui) in un vortice, quello però sanamente sportivo, che   porterà entrambi ad invischiarsi in impegni sportivi che, ai non addetti ai lavori, travalicano la soglia dell’impossibile (vedesi i prossimi U.T.M.B. la Petite Trotte à Leon ed il Tour des Geants). Per i biellesi rientra nella normalità fare, zaino a spalla, un andata e ritorno  da Portula e Trivero, arrivando al Santuario di Oropa per sentieri di montagna transitando per quel di Rosazza (sono più di 80 km di tremende salite!) . Personaggi di questo ristrettissimo circolo di appassionati a cui piace sgobbare, ne conosco diversi. Ad esempio, ultimamente, il mio amico Filippo Fortini da Viterbo è arrivato di corsa fino a Firenze (km 211!); l’altro amico Giovanni Battista Torelli sarà impegnato a fine agosto in una mille miglia in bici (km 1.609!). Ma che bislacchi personaggi.  La mia ammirazione per loro è profonda, e mi sento onorato di aver recentemente  avuto il privilegio di aver condiviso insieme alcune forti esperienze nel campo della resistenza estrema ma, almeno per adesso, è meglio che mi tenga ragionevolmente alla larga da questi superman.
Tuttavia, in questo mio periodo di  forzato “riposo”, non riesco a  tradire la mia grande passione per la montagna, e tutto ciò che viene lì organizzato nel campo della corsa, specialmente sulle amatissime Alpi,  esercita su di me un richiamo irresistibile.  Perciò anche quest’anno non ho voluto mancare all’appuntamento della Zermatt  Marathon in Svizzera. A tutti i costi sono partito solo, e ciò ha significato di sottopormi a un vero tour de force,  ma ripagato profumatamente e  con gli interessi dalle superbe visioni  dei tanti  quattromila che si affacciano sulla Mattertal,  con il fantastico Cervino/Matterhorn sovrano assoluto,  in una giornata soleggiata con temperature quasi tropicali  (lo zero termico si attestava a quota 4.500!). Senza soluzione di continuità sono partito  venerdì pomeriggio del 9 luglio da casa, arrivato in piena notte a St Niklaus in Svizzera, dormito poche ore in auto, corso la  maratona di Zermatt facendo subito rientro a casa.  Un viaggio a/r Viterbo-Zermatt  di oltre 1.500 chilometri, ma che cosa non si farebbe per amore…
   Scelta vincente non si cambia. Così il delizioso paesino situato nella più profonda valle della Svizzera, a quota m. 1085,  è stato confermato per ospitare sabato 10 luglio 2010 la partenza della 9^ edizione della maratona, perché è un punto ideale per raggiungerlo con la comoda rete ferroviaria, per chi non aveva   fretta come me. Ai partecipanti, infatti con il pettorale veniva consegnato un ticket per fruire gratis per due giorni con corse illimitate delle efficientissime ferrovie private elvetiche (cosa non da poco perché il biglietto delle Gornergrat Bahn che arriva in cima al paradiso del Gornergrat a quota m. 3.100, è esoso). Solito centro maratona nella scuola di St Niklaus dove il numero di gara si poteva ritirare fino a mezz’ora dal via (imparate e soprattutto copiate, organizzatori italiani), mentre la partenza era situata nella felice posizione della direttrice per Tasch. Avrei gradito, però, che il via della competizione fosse stato anticipato almeno di un’ora, invece delle ore 9,40 previste;   in effetti l’ orario andava bene per una tradizionale maratona , ma non per una corsa in montagna,  dato che erano previsti nel primo pomeriggio anche dei  forti temporali. In più avremmo tutti evitato il caldo, a valle quasi insopportabile, che ha fatto sì che ho dovuto cambiare la strategia di gara, ovvero, mettere la parte le velleità cronometriche optando per un’andatura turistica, per non rischiare di non arrivare al prestigioso traguardo del Riffelberg a quota m.2.580. Dalle persone sagge ho imparato che anche  nelle più sfavorevoli delle situazioni, si possono cogliere delle opportunità. Perciò in questa seppur banale circostanza, ho colto l’occasione per  immergermi in toto  in una natura costituita dal grandioso scenario nivale delle Alpi Pennine, documentando  tutta la gara con  la mia fotocamera digitale. Ben tre  erano state le partenze differenziate: ore 9,25 , 9,35 e 9,37 rispettivamente per : i top runner, la staffetta 21+21 ed  il restante popolo  degli amatori. A parte il caldo, tutti i km 42,195 ed i m. 1.944 a salire, sono stati molto suggestivi e le emozioni – come ovvio - veramente intense, aumentavano col trascorrere dei chilometri. Attraversando i paesi di Herbriggen, Randa e Tasch, la popolazione aveva azionato anche i nebulizzatori d’acqua per dare a tutti refrigerio, gradito soprattutto dalle mie gambe che soffrono particolarmente il caldo. A Zermatt entravo veramente “arrostito” sia dal sole che dalla fatica con i crampi in agguato, tuttavia il bagno di folla sull’elegantissima passeggiata mi obbligava a correre. La visione della piramide del Cervino, che si inizia a gustare  da Zermatt mi stregava fino all’arrivo. Volumi di letteratura alpinistica si sono scritti su questa icona naturale, e quante vite di temerari scalatori sono state immolate nel tentativo di conquistare l’ambitissima vetta specialmente dalla parete nord. Ma oltre il Cervino la vallata è dominata dai giganti Weisshorn, del Dom, del Breithorn del Kleine Matterhorn (piccolo Cervino). Da Zermatt si saliva a Sunnega e, i  benefici balsami dell’ombra della foresta di abeti il cui limite termina a circa 2000 m. di quota,  si facevano sentire pur affrontando un duro pendio: le gambe iniziavano a spingere a dovere ma notavo che  diversi atleti effettuavano delle pause perché  attanagliati dai crampi. Cupi ammassi nuvolosi si addensavano a nord, ma il Cervino ed il grandioso gruppo del Monte Rosa erano ancora  risparmiati. A Sunnega (km 30)   intravedevo affissa ad un balcone fiorito di uno chalet, la bandiera di bompresso nipponica. La raffinata costruzione ospitava un folto gruppo di turisti giapponesi, un popolo notoriamente noto per la loro proverbiale sportività, che si divertivano ad incitare tutti i maratoneti, dando un provvidenziale aiuto nel tratto dove si dovevano concentrare tutte le energie che il caldo tentava di sopprimere. Agli eccellenti punti di ristoro, come tradizione in Svizzera, i protagonisti sono stati i bambini, che chiamandoti per nome  (impresso sul pettorale di gara alla faccia dell’italica privacy), fornivano pronta assistenza  e spesso mi è capitato in altre gare di vedere che non si sottraevano dall’impegno  pur sottoposti alle severità atmosferiche.  Cosa impensabile per le mamme italiche iperprotettrici,  ricordando l’intercalare che mia madre mi ripeteva da bambino: “Attento che sudi, attento alle passate d’aria…”.
  Nell’amplissima conca morenica di Gant il sole dardeggiava impietoso ed ero fortemente tentato di gettarmi nel turchese lago glaciale. Un atleta facente parte dell’organizzazione, vedendomi così incantato da tanta bellezza, mi comunicava che il prossimo anno  - per il 10° anniversario della manifestazione - si arriverà fino al Gornergrat!  Insieme gridavamo: “Fantastic Matterhorn, fantastico Cervino!”. Ma il mio  giudizio della montagna può apparire esagerato, ed allora permettetemi di citare ciò che scrisse in merito il suo primo scalatore Edward Whymper: “Da qualsiasi versante lo si contempli, il Cervino rimane sempre imponente. Non si presenta come una comune montagna e da questo punto di vista, considerando l’effetto che produce sull’osservatore è praticamente unico. Non ha rivali nelle Alpi e pochi nel mondo”.
  A Riffealp, raggiunto dopo aver attraversato una foresta di larici dalle bizzarre forme, era in atto la festa con la banda musicale, che dava la giusta carica per affrontare gli ultimi due chilometri di feroce salita, in compagnia del biellese Mario Ploner. Trascorrevano veloci, grazie ai suoi racconti delle scalate delle più prestigiose cime alpine tra cui appunto il Cervino, ed egli vanta l’ascensione in giornata in tempi record del Bianco. Ma a Biella molti sono infettati dal virus della montagna, così come: Andrea Volpato, Maurizio Fenaroli (2° classificato alla Toubkal Marathon), Andrea Fiori e compagna Elena Banfo, primatista italiana del chilometro lanciato che sfreccia cogli sci a 234 kmh (quarta prestazione mondiale!). In prossimità del traguardo davanti l’ampia calotta glaciale del Breithorn col suono delle cornamuse  (quello immancabile degli alphorn si udiva alla partenza), la temperatura era di quel fresco gradevole tanto che avevo la sensazione di non aver corso (grazie dott.ssa Giorgini!), potendo tranquillamente fare il bis, ed avrei desiderato arrivare sino al Gornegrat ma non potevo, avevo fretta, e poi il cielo si era oscurato…
 Devo dare una tiratina d’orecchie agli organizzatori. Evitate il prossimo anno di posizionare il ristoro sotto il tendone subito dopo l’arrivo perché si sono verificate delle congestioni che hanno costretto gli affaticati finisher a una lunga attesa per il ritiro della medaglia e della bella maglia tecnica. Nulla da eccepire come sempre per le docce calde al punto giusto allestite nella solita struttura: un vero toccasana,  però quest’anno mancava la birra analcolica. Ma come si diventa esigenti quando s’invecchia.
   Ai cari amici romani Domenico Peruzzini, Fabio Orsini e Pietro Cirilli che, sommergendomi di sfottò, hanno partecipato alla Lavaredo Ultra Trail , consiglio di non farsi sfuggire questa fantastica corsa in montagna. Questa volta però per usare un  termine romanesco, hanno “rosicato” loro vedendomi in foto  di fronte a un Cervino superstar.

Giovanni (Gianni) Baldini
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 luglio 2010 )