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Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Nati Per Correre intervista Gianni Truschi PDF Stampa E-mail
Scritto da Franco Lanfredi   
domenica 04 febbraio 2007
Indice articolo
Nati Per Correre intervista Gianni Truschi
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Gianni Truschi nasce il 30/07/1956 a Mantova. Ha esordito nella Splendor di Marmirolo nel 1968. E' stato Luigi Torresani vedendolo agli studenteschi nel 1969 a dirgli che aveva qualità per la corsa, inoltre nel 1974 dopo la vittoria ai campionati italiani allievi del 1973 sui 1000 mt. col tempo di 2'30" e la vittoria nei 1.500 mt. ai campionati italiani juniores col tempo di 3'56"2 lo portò da Luciano Gigliotti (l'attuale allenatore di Stefano Baldini) perchè riteneva che avesse bisogno di un allenatore in grado di fargli fare il salto di qualità.

i best time + importanti nelle varie discipline.

800 mt. 1'50"7 - 1.500 mt. 3'39"7 - 5.000 mt.13'36"2 - 10.000 mt.28'34"4 - 1/2 maratona 1H 03' 50" - Maratona 2h 11' 19"

1989 New York City Marathon 11esimo assoluto e terzo degli italiani dopo Gelindo Bordin e Stefano Bettiol


1- Dalla data degli esordi emerge che a 12 anni hai iniziato a fare attività
sportiva. Hai mai smesso lungo il percorso della tua vita a parte
l'infortunio di cui parleremo più avanti?

Si ho smesso nel 1993 dopo che mi era venuto male al tallone dx per sperone, e di comune accordo con l'ortopedico Dott.Zanini ho iniziato ad andare in bicicletta. E come in tutte le attività sportive sono partito subito a mille facendo 18/20.000 Km annui con gare di gran fondo ed uscite settimanali di sette giorni su sette. Devo dire che questa attività mi ha cambiato muscolarmente ma mi ha anche dato la possibilità di conoscere un mondo diverso da quello della corsa che mi ha permesso di confrontarmi con i ciclisti abituali i quali non avevano una programmazione specifica della specialità mentre Io abituato a periodicizzare e programmare gli appuntamenti avevo creato curiosità tanto che questi ciclisti hanno voluto provare a cambiare i loro programmi e seguire i metodi da Me adottati, con risultati lusinghieri, che attualmente continuano a seguire.Dal 2001 ho ripreso a corricchiare, mi era ritornata la "voglia".

2- Quale significato ha per te il "correre"?

La corsa per Me è vita e la mia vita è la corsa.

3- La corsa ha influenzato la tua vita?

La corsa è la mia vita sia da praticante che ora anche da allenatore, con la corsa ho ottenuto un posto di lavoro nella "Polizia di Stato" e la corsa mi ha permesso di girare il mondo conoscendo tanti Campioni ed allenatori di grande spessore , tutto ciò per Me è fonte di esperienze importanti che mi permetto di trasmetterle a chi vuole conoscerle, perchè ritengo che sia importante farle conoscere perchè sono patrimonio di tutti quelli che corrono.

4- Guardando la longevità di alcuni atleti ai massimi livelli ( Tergat,
Gebrselassie etc...) si nota come la maratona rappresenti la distanza nella
quale arrivano gli atleti nella seconda età sportiva cioè tardi e dopo
comunque l'aver gareggiato su pista, per quale motivo e non viceversa?

L'atleta nasce in pista e la pista richiede qualità importanti che si hanno solo in età giovanile. In pista c'è bisogno di gandi doti di elasticità muscolare che nel tempo l'uomo perde, pertanto quando queste vengono meno l'atleta si sposta su distanze superiori ove l'elasticità è minore. Uno che corre la 100 Km. non ha bisogno di piedi elastci, reattivi, invece per correre i 1.500 in 3'26" o i 5.000 in 13" o 10.000 in 26", o se vogliamo più terra terra in 3'40", 13"30", 28'10", se non hai elasticità reattività e piedi buoni, oltre a potenza aerobica elevata (che è la compenente più facile da allenare) non puoi pensare di correrli. Certe velocità neccessitano di qualità che solo in certi periodi della nostra vita possiamo avere, è una questione fisiologica, la vecchiaia porta ad "appiattimento" e poi bisogna rendersi conto e prendere atto che chi non ha "piedi" non è un corridore veloce. Io su questo sono molto "cattivo" e dico che i piedi sono fondamentali chi non li ha corra per benessere.

Gigliotti mi diceva "dobbiamo rimanere il più possibile sui 1.500 perchè andare "avanti"(5.000/10.000) è facile ma poi non si torna più indietro" e aveva ragione.


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Ultimo aggiornamento ( marted́ 06 febbraio 2007 )
 
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