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Benvenuti su Nati Per Correre! Crediamo nella corsa come stile di vita e ci incuriosisce il mondo che la governa.

"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Nati Per Correre intervista Roberto Albanesi PDF Stampa E-mail
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Scritto da Franco Lanfredi   
martedì 06 febbraio 2007
Indice articolo
Nati Per Correre intervista Roberto Albanesi
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Franco Lanfredi scrive (10.58):

9) A proposito del gioco degli scacchi sai benissimo che si distingue in tre fasi. Apertura, centro e finale. Se dovessi applicarlo nella corsa la tua immaginazione come li associerebbe?

Roberto Albanesi scrive (10.59):

Domanda durissima. Ma vedo di risponderti. Dammi un secondo...

Franco Lanfredi scrive (11.00):

sono curiosissimo

Roberto Albanesi scrive (11.01):

L'apertura è la fase più codificata, quella che in teoria si può giocare anche a memoria. E' fondamentale, nel senso che se non esci bene poi sono dolori. Del resto, proprio perché è mnemonica può risultare noiosa. L'assocerei al fondo lento. La parte aerobica è la base della corsa di resistenza.

Roberto Albanesi scrive (11.05):

Il centro partita sono le prove di qualità, le ripetute; è nel centro partita che si rivela la creatività e l'attitudine agli scacchi del giocatore. Insomma quello che fa passare da jogger a runner.  Il finale una volta era ritenuto la fase che più contraddistingueva il grande giocatore; le teorie moderne (per esempio Aagard, ma anch'io concordo) ne limitano il peso, in base all'ovvia

Roberto Albanesi scrive (11.06):

considerazione che "al finale bisogna prima arrivarci" per poter mettere in pratica la propria abilità. Quindi nella corsa è la volata, fondamentale per un professionista, ma marginale per un amatore che corre la maratona.

Franco Lanfredi scrive (11.07):

Se si parla di centro negli scacchi ci sono due fasi: la strategia e la tattica. Da che parte la metti la creatività di cui parli?

Franco Lanfredi scrive (11.08):

(sono seconda nazionale 1733 punti elo, lo so sono pochi)

Roberto Albanesi scrive (11.11):

La strategia e la tattica ci sono anche nelle altre due fasi, ma nel mediogico (centro partita) si differenziano nettamente. La creatività esiste in entrambe le caratteristiche del gioco. Strategicamente non si calcolano le varianti (se io muovo qui tu potresti muovere là ecc.) mentre nella tattica sì. Ma la creatività in entrambe le caratteristiche (che peraltro si fondono spesso nell'analisi

Roberto Albanesi scrive (11.12):

della posizione) consiste nel "vedere" la mossa. Fra un giocatore di categoria nazionale (quindi già di buon livello) e un maestro o un maestro internazionale fino al campione del mondo la differenza sta principalmente nel "vedere" le mosse. Questa è creatività, STOP

Roberto Albanesi scrive (11.13):

1733 punti ELO non sono pochi, sei già un cultore degli scacchi.

Franco Lanfredi scrive (11.14):

Quindi dalle ripetute riesci a vedere come finirai la gara?

Roberto Albanesi scrive (11.16):

Sì, dalle ripetute si riesce a capire come finità la gara. E' questo che distingue l'atleta che è solo atleta e l'atleta che può diventare atleta di se stesso. Ovviamente le ripetute devono essere tarate con la gara che si prepara. 10x1000 mi danno "sicuramente" il valore per un 5000 o per un 10000, ma non dicono nulla per una maratona.

Franco Lanfredi scrive (11.17):

10) Te la senti di rispondere a Luca Speciani riguardo la diatriba - se c'è - tra di voi?

Roberto Albanesi scrive (11.19):

Non c'è problema a parlarne pacatamente. Adducendo presunti patti verbali (?), quando ha scritto il testo su Mente e corpo, Speciani si è risentito che contemporaneamente io avessi pubblicato il mio Allenamento mentale negli sport di resistenza, opera per altro molto diversa dalla sua e quindi teoricamente ininfluente sulla diffusione del suo testo. Da allora Speciani

Roberto Albanesi scrive (11.21):

ha iniziato un percorso che lo porta a dire sempre le stesse cose. E' vero, non abbiamo las tessa personalità. Io non apprezzo le persone che vanno dove li protano gli applausi (come Speciani o Massini), mentre ammiro altre come Pizzolato, Migliorini, Gigliotti ecc. che portano avanti, in vari campi, le loro idee senza illudere nessuno, con coerenza, umanità, ma rigore. L'ultimo testo di Speciani

Roberto Albanesi scrive (11.22):

pretenderebbe di curare la depressione con il cibo. Ecco, per farti capire la differenza che c'è fra di noi, gli auguro solo di non avere mai vicino una persona che soffra veramente di depressione.


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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 07 febbraio 2007 )
 
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