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Pare proprio destino che le mie trasferte podistiche a Ravenna e in terra di Romagna siano destinate a concludersi malamente. Anni fa avevo partecipato alla “Valli e pinete”, una bella mezza che si corre a Ravenna e dintorni in marzo, giungendo al traguardo piuttosto cotto. Quest’anno, invece, nutrivo molte speranze per la rinnovata “maratona internazionale” cui mi ero iscritto già mesi orsono. E invece le cose sono andate meno bene del previsto, tanto che al trentesimo km sono stato costretto a un tristissimo ritiro.
Già la vigilia non aveva fatto presagire niente di buono: il viaggio in treno piuttosto lungo e tortuoso, la pioggia che ci aveva tenuto una compagnia inseparabile non mi avevano messo di umore particolarmente allegro. Comunque, il sabato pomeriggio, dopo il ritiro del pettorale presso il Teatro Alighieri, facciamo il nostro dovere di turisti e troviamo il tempo di visitare San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia e il ricchissimo Museo Nazionale dov’è conservata – tra l’altro – un’antica erma di Milziade, il vincitore di maratona. La mattina seguente, dopo una lunga notte insonne, ci si ritrova in Piazza del Popolo da dove partiranno, alle 7 e 15, i puntualissimi pullman per Forlì. A qualche minuto dalla partenza riprende a piovere con noiosa insistenza, dagli altoparlanti esalano le note di “The Lion Sleeps Tonight” e io mi aggiro per la vasta piazza Aurelio Saffi cercando di fare un po’ di riscaldamento. Poco prima del via, dopo l’esecuzione a basso volume dell’inno di Mameli, veniamo invitati a osservare un minuto di silenzio per le vittime delle alluvioni in Liguria e alle nove si parte sotto l’acqua in circa un migliaio . I primi km scorrono via senza problemi, in modo quasi anodino. Il panorama non è il massimo, ma in compenso si corre senza eccessivi ostacoli; solo qualche bicicletta intralcia di tanto in tanto, ma senza esagerare. I ristori sono molto essenziali e in quanto alla segnaletica non riesco a individuare, nei primi km, le “bandiere” con le indicazioni dei km. Per lunghi tratti si corre lungo una ciclabile decisamente monotona che costeggia un canale. All’orizzonte, verso Ravenna, il cielo è sempre più cupo, ma dopo una mezz’ora smette di piovere e tra la nuvolaglia sconvolta da un fastidioso vento di scirocco compare persino un beneaugurante arcobaleno. Transitato alla mezza senza danni in un 1h e 39’, verso il 25° comincio ad avvertire le prime avvisaglie di un affaticamento muscolare ai quadricipiti che andrà intensificandosi sempre più fino a impedirmi, praticamente, di correre: è il vecchio che avanza, rifletto amaramente. Alle porte di Ravenna, mentre un’orchestrina jazz cerca di rallegrarci con la sua musica, è penoso vedersi superati da una lunga teoria di gente che sopraggiunge inesorabile dalle retrovie. Così, una volta raggiunto il trentesimo, in Piazza Garibaldi, mi fermo senza rimpianti, restituisco il pettorale, ritiro il pacco-gara, e, in mezzo a una discreta confusione, recupero il mio borsone. Niente medaglia, purtroppo, nonostante abbia pagato regolamente la quota d’iscrizione. Quella spetta soltanto a coloro che porteranno a termine i trenta km della Forlì-Ravenna o gli ultimi 12 km della maratona, che si snodano tutti all’interno della città. Un ritiro è sempre una sconfitta, considerando anche che mi aspettavo molto da questa maratona, ma, come si suol dire, non è sempre domenica . E forse alla resa finale ha contributo anche la mia preparazione piuttosto frettolosa (70 km corsi sventatamente a pochi giorni dalla maratona). Mentre torniamo in albergo, nell’atmosfera sonnolenta del pomeriggio domenicale, alcuni maratoneti dal passo strascicato devono ancora completare le loro fatiche. Rispetto a me, comunque, sembrano dei velocisti, dato che i muscoli “ingrippati” delle gambe mi consentiranno appena di trascinarmi in stazione, carico di bagagli e di salire, mestamente, sul treno del ritorno. La trasferta ravennate, comunque non è stata del tutto infruttosa: mi insegnato a non dare mai per scontato nulla, ha accresciuto la mia esperienza maratonica e mi ha fatto rivedere – seppure di fretta – una città che vale davvero la pena di visitare.
Fabrizio Sandrelli
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