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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

Corsa con tempi supplementari PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Marri   
giovedì 07 giugno 2012

Anche in questa occasione (come un mese fa alla Abbots way) non me la sento di iscrivermi all’intero trail, dichiarato di 70 km e con oltre 4500 metri in salita, ma ripiego sulla “corta”, la “Malandrinata”, prevista in 33 km +2500 di ascensione, ma destinata all’allungamento di 7 km e un altro migliaio di metri, nel caso più che probabile di maltempo in alta quota. Dunque, tanto di cappello a Donatella “l’ingegnera” (lo è davvero), alle 22 donne e 134 uomini che hanno terminato la corsa lunga, e a maggior ragione ai 15 che si sono cimentati nello “X Trail”, allungato a 90 km con dislivelli da Alpi. Nel mio piccolo, mi accodo.

Già una settimana prima, alla “Marcia dei Tori” giunta alla 12a edizione sul classico percorso dalla Capanna Tassoni al monte Spigolino, mi era capitato di correre appena davanti a uno degli organizzatori, che illustrava a un altro corridore (dal curioso nome di Ruperzio) l’itinerario della corsa successiva, dilungandosi soprattutto sui “tempi supplementari”, il tracciato alternativo che dalla Croce Arcana, sul crinale tosco-emiliano, avrebbe riportato al fondovalle toscano e poi di nuovo su; avevo più o meno capito che la deviazione fosse pressoché inevitabile, e che insomma ci saremmo trovati a correre una maratona d’altura.

A Pracchia si va comodamente in treno, i due alberghetti del luogo sono convenzionati con tariffe molto abbordabili (per dormire, 30 euro; per la cena 17, vino e gelato compresi). Partenza alle 8 di mattina, sotto un cielo nuvoloso, mentre transitano gli ultimi del percorso lungo partito da Prato a mezzanotte. Il direttore di gara ci conferma che il crinale, causa nuvole in quota e vento oltre i 60 all’ora, è sconsigliato dallo Spigolino in poi, dunque niente Balzoni, Acqua Marcia, Cima Tauffi e Monte Rotondo (che coi suoi 1936 metri sarebbe stata la vetta del giro, ma presenta un sentiero stretto e ‘tecnico’); sarà prescritta la discesa a valle dai 1600 metri della Croce Arcana, per 8 km in giù verso la Toscana in territorio di Cutigliano, poi da recuperare con risalita dai 750 ai 1500 metri del rifugio Casetta di Lapo, per reimmettersi infine sul percorso originario per gli ultimi 3 km verso l’Abetone.

Partiamo, non senza essere stati sottoposti a un minuzioso controllo dello zaino (così meticolosi li avevo visti solo alla UTMB): coi primi 13 km si sale di 1150 metri, fino al crinale (Porta Franca - passo del Malandrino), dove ci ricontrollano la presenza del materiale obbligatorio nel sacco, raccomandandoci di tener pronte giacche a vento e teli di sopravvivenza perché in alto fa freddo davvero. Passo del Cancellino (km 14), lago Scaffaiolo (km 16): siamo nella zona del Corno alle Scale, sul sentiero già battuto nel luglio 2009 con la maratona di Granaglione che già raccontai agli appassionati di questo sito. Ritrovo la prolissa lapide posta da un certo Venturi, morto nel 1913, che qui volle essere ricordato vicino a una sorgente.

Km 17, passo della Calanca, con visioni stupende a 360 gradi, salvo che devi cercare di non volare troppo perché il vento tende a buttarti verso nord (verso la Padània, insomma); discesa alla Croce Arcana, km 19, dove c’è un posto tappa, ristoro (ottimo, come tutti: apprezzo in particolare la birra e le fette di formaggio), controllo chip; ma comincia la discesa obbligatoria di 8 km verso il fondovalle toscano.

Un paio di guadi segnalano l’inizio della risalita, durante la quale incontriamo il ristoro straordinario, allestito in due e due quattro, a Rivoreta (acqua fresca di fonte come spesso ci capita durante questo tragitto). Nessuno ormai corre più: in un soprassalto di orgoglio da vecchio podista (anzi, da podista vecchio), ogni tanto corricchio per duecento metri, sorpassando qualcuno, e chiedendo scusa se è uno dei 70 0 90 km.

Il tempo migliora, fa caldino e la sete impone ciucciate dal camel-bag. Ecco di nuovo il crinale, intorno a quota 1500 (il dislivello totale in salita di noi mini-trailer avrà già superato i 3000 metri): ultimo ristoro alla “Casetta di Lapo”, residua crudele salitina nel bosco a 1520 m, poi si può allungare la falcata verso l’Abetone.

A concludere i 40 km (così secondo i tabellini ufficiali) siamo in 58 maschi (tre si chiamano Fabio, a cominciare dal vincitore, il valdostano Fabio Scipioni in 3 h e 40, quaranta minuti prima del secondo!) e 11 donne (su 100 iscritti totali); arrivo 44° in 7 ore.

Tra quelli dei 77 km, ha vinto Stefano Ruzza (lo stesso trionfatore della Abbots Way un mese fa), in 9 h 13, mentre fra le donne c’è un arrivo a pari merito Carlini/Bertasa (questa, seconda donna alla Abbots) in 10 h 32, due minuti davanti a M. Chiara Parigi che i suoi tifosi toscani reclamano vincitrice morale avendo sbagliato percorso (cosa che è capitata anche a me e vari altri, alla fine della discesa). Tredici ore sono servite invece a G. Luca Galeati per vincere l’ X Trail di 90 km, infliggendo un’ora esatta al secondo, mentre una sola donna, M. Teresa Cannuccia, è stata capace di finire la stessa gara, in 18 ore.

Per tutti, nessuna sorpresa alle docce, le stesse della Pistoia-Abetone, dove come sempre scorre l’acqua più fredda di tutta la giornata. Buon pasta-party un km più a basso; premi di categoria e a sorteggio che non mi competono, mentre continuano ad arrivare gli eroici dei percorsi lunghi. Anche oggi abbiamo fatto giornata

http://www.malandrinotrail.it/images/varie/Classifica_Provvisoria_2012.pdf

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 giugno 2012 )
 
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