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Non ho mai avuto la fortuna di poter correre la maratona di Londra. L’opportunità di poter partecipare a una corsetta nella capitale britannica mi si è comunque presentata qualche giorno fa, nel corso del mio breve soggiorno londinese. Prima di partire mi ero adeguatamente informato in rete, scoprendo così che sabato 16 giugno i London City Runners avevano organizzato la loro prima 10 km competitiva all’interno del parco di Southwark, nella quartiere di Rotherhithe, zona est di Londra. Sabato mattina, dunque, accompagnato da mio nipote a cui facevo da guida, ho raggiunto abbastanza agevolmente il luogo convenuto (a poche fermate di metropolitana dal nostro albergo, nella zona dei docklands) e cinque minuti prima della partenza, prevista per le dieci, sono riuscito a iscrivermi “just in time” compilando in tutta fretta il modulo d’iscrizione (in realtà una semplice liberatoria), versando la quota non economicissima di 15 sterline, che dava diritto a un “pacco gara” molto spartano (una sacca azzurrina contenente una barretta di peanut butter e pochissimo altro).
Dopo il saluto dello starter di eccezione, un membro del parlamento britannico, siamo partiti in ottantotto al suono della sirena, a un ritmo decisamente tranquillo e in un clima molto amichevole e rilassato. Preso dall’entusiasmo mi sono subito assestato nelle posizioni di testa e nei chilometri iniziali mi sono affiancato ai primi due battistrada. Per tutta la gara abbiamo corso in mezzo agli altri frequentatori del parco senza intralciarci a vicenda e senza che nessuno protestasse. Di quando in quando, qualcuno c’incoraggiava e ci prendeva delle foto, puntualmente pubblicate, con la classifica finale, sul sito degli organizzatori. Si trattava di compiere quattro giri e mezzo del parco, lungo vialetti asfaltati immersi in un verde ben curato e delimitati da una segnaletica discreta ma dai colori vivaci. La mattinata, nonostante il sole, era decisamente fresca e ventilata (una temperatura da inizi di marzo, più che da metà giugno), ideale per correre proprio agio. Nell’ultimo giro la mia andatura si è un po’ appesantita e ho corso in solitario. Per pochi secondi sono comunque riuscito a conservare il terzo posto, un’assoluta novità nella mia carriera podistica. Per la verità, anziché tagliare regolarmente il traguardo, gli sono passato accanto, non essendomi accorto della piccola deviazione finale. I giudici di gara, comunque, sono stati più che comprensivi e dopo avermi chiesto se avevo completato tutti i giri del percorso, hanno considerato regolare la mia prova, conclusa, per la cronaca, in 39’ e 45”. Qualcuno si è anche complimentato con me e mi ha chiesto come fossi venuto a conoscenza della corsa. Un momento di panico l’ho avuto al momento di rintracciare il mio zainetto, che avevo lasciato in custodia agli organizzatori. Fortunatamente, dopo qualche minuto di apprensione, tutto si è risolto per il meglio. Riconoscimenti previsti solo per le prime tre donne e i primi tre uomini e ristoro finale del tutto assente. Ad ogni modo, al momento del congedo e dei ringraziamenti, uno degli organizzatori ha dato appuntamento a tutti a una sorta di festicciola organizzata in un pub nei pressi del parco. Purtroppo non ho potuto parteciparvi, ma il miglior ricordo della mia prima “competitiva” londinese, oltre al pettorale (numero 97) e al piccolo trofeo che mi è stato consegnato, sono le foto che mio nipote mi ha scattato mentre mi aspettava, seduto pazientemente su di una panchina nei pressi dell’arrivo. Al rientro in patria, il venerdì successivo, avrei poi partecipato a una 8 km organizzata a Viadana (MN), in un contesto climatico (30 gradi e tanta umidità) e “culturale” (per un modestissimo 26° posto assoluto sarei stato gratificato di una medaglia, di un salame e di una scopa!) decisamente diverso da quello della simpatica corsetta londinese. Fabrizio Sandrelli
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