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Pontresina è un raffinato paese svizzero del cantone Grigioni, dominato dal massiccio Bernina e dai suoi ghiacciai. Non mi ero recato lì, nella vicina St Moritz, patria del jet set internazionale per fare il gonzo, con il rischio magari d’incorrere a un controllo da parte del fisco nazionale. L’occasione era per me di poter visitare dei posti spettacolari che in parte conoscevo, partecipando al trail sulle mie adorate montagne chiamato “SWISS IRONTRAIL” il cui nome è tutto un programma: entro 56 ore dovevi percorrere per durissimi sentieri di montagna, ben km 201 lineari con 10.750 di dislivello positivo, con partenza da Pontresina ed arrivo a Coira. C’erano tutte le premesse a che la gara aspirasse a un successo, forte della garanzia della proverbiale efficienza svizzera: bastava solo visionare l’esaltante video promozionale inserito sul sito web della manifestazione e del relativo programma per avere delle certezze. Però, per il trail di ferro elvetico, molte cose sono andate storte e gli organizzatori hanno perso la faccia di fronte a una platea internazionale. Tuttavia, per me la Svizzera rimane sempre il simbolo dell’efficienza e desidero ardentemente di vivere in un una nazione che ha incarnato il senso civico ed il rispetto dell’ambiente. Nulla quaestio sul percorso - fenomenale - soprattutto il primo anello di 47 km che prevedeva l’attraversamento del ghiacciaio del Morterasch e la salita al Diavolezza (m.3.006) in faccia al Piz Bernina ed al Piz Palù, per passare poi alla capanna (in romancio chamona), dedicata all’illustre pittore italiano Giovanni Segantini, dove esalò l’ultimo respiro. Cosa è che non mi è andato giù detto da chi è molto accomodante? Iniziamo dal controllo del materiale obbligatorio all’interno del palacongressi di Pontresina, una meravigliosa struttura dove regnava la pulizia, tanto che, se entravi nella toilette, c’era il rischio di scambiare l’orinatoio per il lavabo! Erano quattro i ragazzi che eseguivano la rivista, abbastanza rigorosa, ma decisamente pochi per i circa 500 atleti, tanto che dalle ore 12,00 di giovedì 5 luglio 2012, iniziò a formarsi una coda interminabile. Col senno di poi, dico che semmai le ispezioni dovevano essere fatte soprattutto lungo il percorso pena una giusta squalifica a chi si azzardava a procedere mal equipaggiato, invece di sospendere la corsa anche a causa di atleti che improvvisavano una sfida del genere sotto la pioggia ma senza i temutissimi fulmini.
Con la consegna del pettorale di gara, di colore verde facilmente deteriorabile (le inevitabili abrasioni cancellavano la tinta e la scritta in grande del nome del partecipante ed il relativo numero), venivano consegnate quattro sacche di modeste dimensioni che, una volta riempite con indumenti e scarpe di ricambio, potevi trovarle a St Moritz, Savognin, Lenzerheide ed a Coira. La sacca che dovevi spedire a Coira (la destinazione finale della gara) non era sufficiente a contenere l’occorrente per il cambio e la doccia, per cui con una spesa di 15,00 €, ho dovuto spedire un mio adeguato bagaglio che potevo ritirarlo non all’arrivo, come logico, ma bensì alla stazione ferroviaria centrale di Coira distante una chilometrata. Veramente il servizio prevedeva la spedizione sino all’hotel per chi avesse voluto pernottare nel capoluogo grigionese al termine dell’impresa. Il percorso iniziava ad avere una variazione: veniva eliminato l’attraversamento del ghiacciaio del Morterasch perché le forti piogge avevano dilavato il manto nevoso mettendo a nudo il ghiaccio, per cui era ritenuto troppo scivoloso (degli atleti spagnoli hanno smentito quella ipotesi attraversandolo senza difficoltà il giorno prima della gara). Non veniva consegnato il gps track map, un dispositivo localizzatore che, oltre al pulsante s.o.s., permetteva l’organizzazione di chiamarti sul tuo cellulare qualora avessi sbagliato percorso. Questo è stato il male minore, visto che veniva richiesta la somma di € 25,00 per il noleggio,e poi portavo al seguito il mio gps sul quale avevo caricato la traccia del percorso. Le previsioni meteo per la tre giorni di gara erano buone consultando l’infallibile (fino al 6 luglio 2012, ahimè) meteo Swiss. Purtroppo ha fallito anche quello. Venerdì, 6 luglio 2012, alle ore 7,45, tutti noi concorrenti, sotto una pioggerellina, eravamo in fermento per il via fissato per le ore 8,00, con tanto di inni nazionali (compreso quello italiano). Non dimentichiamo che, per arrivare in forma a un appuntamento del genere, che si svolge i primi giorni di luglio, significa iniziare la preparazione in inverno, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Giungeva un comunicato: “Per motivi di sicurezza, dovute alla cappa di nuvole e con temperature a quota 3000 m. precipitate bruscamente sotto zero, il primo anello che prevede l’ascesa al Diavolezza di 47 km è stato eliminato, e la partenza rinviata alle ore 16,00 seguenti, sempre meteo permettendo altrimenti la gara sarà dirottata sul percorso del T141 con partenza alle ore 21,00…”. Ebbi un gesto di stizza perché si trattava di non poter affrontare quel primo tratto (il più suggestivo), ma il regolamento prevedeva le modifiche e l’annullamento della gara, qualora venivano meno le condizioni di sicurezza. Certo che gli organizzatori potevano deciderlo prima, perbacco, così uno se ne restava in albergo. Il programma della tre giorni svizzera prevedeva in totale quattro gare di seguito indicate (T sta per trail ed il numero indica il chilometraggio approssimativo): • la T21 (24.9 km.+1'860 m/ - 3'020 m Arosa - Weisshorn - Joch – Chur/Coira); • la T71 (66.3 km, + 4'830 m /- 4'830 m Chur - Malixeralp - Churwalden - Lenzerheide - Rothorn - Arosa - Weisshorn - Joch– Chur/Coira; • la T141 (135.8 km, + 7'930 m / - 9'155 m Pontresina - St. Moritz – Piz Nair – Fuorcla Crap Alv - Bergün - Pass digls Orgels - Savognin - Zitail - Tiefencastel - Lenzerheide - Lenzerheide - Rothorn - Arosa - Weisshorn - Joch – Chur/Coira); • la T201 (201.1 km, + 10'750 m/-11'975 m Pontresina - Diavolezza – Fuorcla Pischa – Muottas Muragl - Pontresina – Fuorcla Surlej - St. Moritz – Piz Nair – Fuorcla Crap Alv - Bergün - Pass digls Orgels - Savognin - Zitail - Tiefencastel - Lenzerheide - Rothorn - Arosa - Weisshorn - Joch– Chur/Coira). Un servizio sms, forniva tutte le notizie del trail compreso l’andamento meteo e, finalmente, veniva confermata la partenza delle ore 16,00 della T201 con percorso ridotto di “soli” 154 km transitando comunque nella Val Roseg salendo al Fourcla Surlej (m.2.755) con spettacolari visioni dei ghiacciai del Bernina (meglio di niente). In compenso veniva offerto a tutti il pranzo all’interno del tendone installato in zona partenza. Il contorno della partenza a Pontresina è stato molto suggestivo e finalmente si partiva in direzione della Val Roseg, dominata dal paesaggio nivale del gruppo del Bernina. Le segnalazioni erano costituite da dei paletti gialli con appesa una bandella che doveva essere riflettente ma, in realtà, di notte la segnalazione non si avvistava affatto a distanza, rendendo molto difficoltoso il cammino in mezzo alle nuvole. Comunque il trail aveva inizio e non erano ansiogene le nubi limacciose che avvolgevano le alte vette senza che scaricassero fulmini. In montagna è normale affrontare condizioni di tempo perturbato e per questo si viaggia opportunamente equipaggiati. Non mette davvero pensiero una nevicata o la pioggia. I fulmini e le forti raffiche di vento, quando si affrontano crinali esposti, sono veramente pericolosi ed è giusto quindi annullare una gara. Al Fourcla Surlej faceva sfoggio anche un’avanzata tecnologia: sopra la mia testa ronzava un apparecchio volante radiocomandato dove era montata una telecamera. Iniziava a piovere. Tuttavia, il panorama che si gode dall’alto dei m. 2.755 del colle, è straordinario da entrambi i versanti. Mi gettavo giù per l’Engadina ed apparivano le suggestive visioni dei laghi di Silvaplana e di St Moritz. Il fondo ovviamente era scivoloso, specialmente sulle pietraie, ma è normale per chi decide di affrontare i trail. E’ impensabile su una gara che dura più di due giorni si combini tutto alla perfezione: meteo e il tracciato senza asperità dovuta alla neve ed al fango che rendono precario l’equilibrio. Per chi va per montagne, le difficoltà, rientrano nella normalità e queste, per quanto mi riguarda, mi appassionano. La seconda base di rifornimento era collocata a St Moritz Bad (km 20) che si raggiungeva con la luce del giorno. Eppure nella discesa alcuni atleti distratti sbagliarono strada, pur se le segnalazioni erano visibili. E si era solo all’inizio…
Dopo aver costeggiato il lago in direzione Samedan, si entrava a St Moritz per poi affrontare il punto più elevato della gara: il Piz Nair di m. 3.057. Faceva una certa impressione dalle sponde del lago vedere quella vetta, che è raggiungibile da un’ardita funivia. Testa bassa e ritmo costante era la mia strategia della gara. Ma più che la ripida salita finale al Piz Nair, è stata veramente impegnativa la scalinata che da St Moritz dorf porta agli alpeggi. L’ordine che regna nel capoluogo engadinese è maniacale (come del resto negli altri centri). Nelle aiuole spiccavano le piante di Aconito Napello, una pianta officinale tossica, che nell’antichità veniva usata per provocare la dipartita agli anziani. A Corviglia, la località sciistica servita da una funicolare, le nuvole mi avvolgevano ma il sentiero per salire in su verso il Piz Nair è evidente ed è praticamente impossibile sbagliare percorso. All’attacco dell’ultimo strappo calzavo la lampada frontale ed il fascio di luce faceva muro nella coltre nuvolosa. Arrivato in cima, nevischiava con assenza di vento. Il terminal della funivia che fungeva da punto di ristoro era affollato. Avevo le mani congelate, per cui mi gettavo in picchiata a valle per non prendere freddo in direzione della Palud Marscha. La luce della mia frontale era fioca e non potevo cambiare le batterie a causa delle mani intirizzite dal freddo, motivo per cui procedevo con un ritmo di conserva per non incappare in una caduta. Appena sceso di quota gli arti superiori riacquistavano la sensibilità e, fino all’attacco della salita al Fourcla Alp Alv (da me sottovalutata ma faticosissima), è stata una successione di guadi di impetuosi torrenti ed attraversamenti di alcuni nevai. Sentivo l’avviso di un sms. Non avevo il coraggio di leggerlo, vuoi perché le mie mani non erano nelle condizioni di armeggiare col telefonino e poi la pioggia avrebbe messo fuori uso l’apparato, e vuoi perché sospettavo che era quello inviato dall’organizzazione che sospendeva la gara. Tuttavia la mia determinazione non diminuiva.
Dalla località Palud Marscha posta all’altezza di m.2.018, la scia delle lampade frontali volgevano per un ripido pendio che conduce al passo Fourcla Alp Alv (m.2.466), che lo affrontavo allegramente, tanto che in prossimità del valico in un tratto piuttosto esposto e fangoso, accusai una forte crisi e faticavo pure a stare in equilibrio. Un prodotto energetico mi risollevava fino al raggiungimento del punto di ristoro, dove veniva servito brodo e tè caldo. Guardavo i volti dei ragazzi che nella notte prestavano assistenza, e questi non mi comunicavano che la gara era stata sospesa definitivamente. Ora che mi sentivo bene e le gambe iniziavano a girare a dovere, mi dirigevo non senza difficoltà giù per un aspro sentiero per raggiungere il paese di Bergün, dove ci transitai nell’anno 1997 in occasione dell’edizione della Swiss Alpine Marathon. Il percorso terminava sulla strada asfaltata invece di prendere il tracciato a mezza costa della montagna e un addetto confermava la sospensione del trail. Dei furgoncini iniziavano a fare la spola da lì fino a alla palestra di Bergün per raccogliere i concorrenti. Con l’amaro in bocca, preferivo raggiungere il centro con le mie gambe e, alle ore 3,00 circa di sabato 7 luglio 2012 terminavo la mia corsa dopo aver percorso 58 km con 2.800 m. d+. Volevo almeno arrivare al santuario di Zitail, dopo Savognin, per fare una sosta di riflessione ma non è stato possibile. All’interno della palestra, con altri numerosi atleti aspettavo le ore 6,20 per prendere il primo treno della Ferrovia Retica per raggiungere Coira e ritirare il mio bagaglio. Il viaggio da Bergün a Coira e poi da Coira a Pontresina ebbe un effetto piacevole per i paesaggi fiabeschi che si attraversavano. L’organizzazione aveva spedito a domicilio il biglietto di corse illimitate della durata di una settimana per tutta la rete ferroviaria svizzera, compresa quella della spettacolare Ferrovia Retica (dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità).
Peccato che sia finita così, perché a giudizio di molti non c’erano le condizioni per sospendere la gara. Può succedere. Il problema che molti hanno dovuto aspettare sino a tarda mattinata per ritirare i bagagli. Ma perché motivo c’è poi di lagnarsi. Ho comunque trascorso dei giorni indimenticabili immerso nel mio ambiente, in serenità, in salute lasciando alle spalle i problemi della quotidianità in compagnia di persone solari, positive e le cito: Chiara Colonnello, Marco Galletto, Massimo Guidobaldi, Alessandro Tarallo, Riccardo Silva, Rinaldo Settimi, Giovanni Battista Torelli, Ivano Marelli, Mario Ploner e Mario Pavan. Cosa chiedere di più. In verità, una cosa chiederei all’organizzazione dello SWISS IRONTRAIL: per non sbagliare, in futuro, scopiazzate dal Tor des Géants l’endurance trail valdostano e magari praticate uno sconto sulla quota d’iscrizione della prossima edizione per gli iscritti della T201 2012.
Giovanni (Gianni) Baldini.
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