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"Non siamo nati per camminare o per stare fermi, siamo nati per correre..."

Nature - Daniel Lieberman e Dennis Bramble

MI E’ MANCATO IL MONTE LANCINO PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Baldini   
martedì 31 luglio 2012
Fanano (MO), sabato 21 luglio 2012, stand gastronomico in piazza Corsini: tre crescentine farcite e una bibita in lattina; Piadineria la “Pida”: una piadina farcita, una crescentina farcita e una bibita in lattina; “Le Tentazioni di…”: un piatto di pasta al ragù, una insalata ricca e una bibita in lattina; “Osteria dell’Emigrante”: una crepe farcita, un berlengo, una bibita in lattina; pizza al taglio di Brusiani e Ghibellini: due pizzette farcite, una crescentina lardo o Nutella e una bibita in lattina. Non è la classica sagra “magnereccia”, come ce ne sono un’infinità dalle mie parti, con l’elogio alla bistecca, al cinghiale, allo gnocco ecc., erano solo i menù a scelta offerti dall’A.S.D. Cima Tauffi Fanano, a tutti partecipanti della prima edizione dello spettacolare CIMA TAUFFI TRAIL. Attenzione, il pasto in questa occasione era ben meritato e te lo dovevi sudare a suon di saliscendi sfidando gli importanti numeri della gara emiliana. Non nego che sono una buona forchetta, e la cucina merita essere considerata l’ottava arte così come: l’architettura, la pittura/scultura, la musica/danza, la letteratura, la fotografia, il teatro ed il cinema. Ma prima della degustazione delle specialità emiliane, alle ore 7,00 di mattina sabato detto, dovevi prima salire sul punto più elevato dell’Emilia Romagna ed attraversare il crinale appenninico dal monte Cimone, al Libro Aperto, alla cima Tauffi, al monte Spigolino e ridiscendere nuovamente per sentieri spaccagambe a Fanano. Tempo a disposizione quindici ore. Qualcosa non mi quadrava: mi mancava all’appello il monte Lancino (ahi,ahi!). Lo dico con cognizione di causa avendo acquisito l’anno passato il titolo onorifico di “Malandrino del Crinale”, portando a compimento la prima edizione del “Trail del Malandrino” (Prato-Abetone). Feci grosso modo lo stesso percorso per il senso inverso, dal passo dello Strofinatoio (sotto il Corno alle Scale) al Libro Aperto, ed il monte Lancino è difficile dimenticarlo perché è una cima aguzza costituita da squadrati blocchi di pietra che ricade nel Granducato di Toscana. Forse non hanno acconsentito i malandrini pratesi Kappadocio e Gaggio che stazionavano dopo il passo della Croce Arcana sotto il monte Spigolino chiedendo dazio come ai tempi andati? Per la verità i simpaticissimi amici toscani, mi stavano riservando delle punizioni corporali con la verga d’avellano per averli quest’anno traditi e, avvistatili da lontano, a gran voce gli facevo presente che ero armato di bastoni appuntiti dove sono stampate tutte le tappe del Tor des Géants. Roba tosta eh!
I dati ufficiali della prima edizione del CIMA TAUFFI TRAIL, soprattutto nel dislivello, erano ragguardevoli : km. 60 con d+ m.4500, poi corretti a km.61,5 e d+ m.4150. Il gps del mio amico Riccardo Silva, il quale mi ha assicurato che non è un sottoprodotto cinese low cost, ha registrato al termine della gara km. 58 e d+ m. 3500 e credo che, in base alle mie esperienze di montanaro, siano le cifre più fedeli pur sempre ragguardevoli, quel tanto che basta per strapazzare i muscoli e le articolazioni dei circa 130 partenti. Le condizioni metereologiche sono state molto d’aiuto: alta copertura nuvolosa con brezza in quota, hanno favorito le prestazioni dei partecipanti. Cosa sarebbe stato sotto il solleone. Per fortuna le famigerate correnti a getto che spazzano spesso le citate vette provocando l’effetto stau, si sono tenute alla larga e solo attraversando la Cima Tauffi sono stato avvolto dalle nuvole facendo ricorso alla giacca antivento. A distanza di un anno ho potuto così nuovamente ammirare e solcare il lungo ed agevole crinale dello spartiacque appenninico, il laghi agonizzanti dello Scaffaiolo e di Pratignano quest’ultimo ricoperto da un canneto. I fianchi delle montagne del versante modenese sono ricoperti da estese mirtillaie. Che meraviglia! Ti fermi e gusti i frutti ormai maturi, si sente il fischio della marmotta, se alzi la testa al cielo è facile scorgere i rapaci. Non siamo sulle Alpi siamo nell’Appennino! Ma la distanza del trail pur di 60 km è breve, perché quando hai la fortuna di godere di tali meraviglie entri un uno spazio cosmico, e significa che il tempo si dilata. Inizi a guardarti intorno, contempli e ti domandi il perché di tutta questa fretta, ma hai l’assillo del traguardo, perciò avanzi alcune volte d’impeto dove il fondo lo permette. Volgi lo sguardo a terra per vedere dove poggi i piedi e ti perdi il panorama. La fatica scompare ed avanzi ad oltranza, poi subentrano i limiti fisiologici. Devi nutrirti ed idratarti altrimenti ti pianti. Ai ristori del Cima Tauffi Trail ho molto gradito l’anguria al rifugio Taburri ed il plumkake di cioccolato, ma scomodi erano i rubinetti dei contenitori dell’acqua, molto più pratici quelli a pulsante. Di conforto sono stati i fontanili d’acqua fresca. Ma quello che ho più apprezzato, a parte il paesaggio, è stata la gentilezza e la cordialità di tutti i collaboratori sparsi negli angoli più remoti delle montagne. Il tratto più impegnativo? L’ultimo strappo di salita dal fondovalle dopo aver attraversato il torrente sino a piazza Corsini a Fanano, con i quadricipiti femorali che chiedevano pietà terminata l’ultima ardua discesa. Col caldo opprimente mi sembrava di scalare l’Everest. Tuttavia, all’interno del Palaghiaccio con ampi spazi, è stata rigenerante la doccia alla giusta temperatura senza gli sgraditi eccessi. Un abbraccio anche all’idraulico del Comune di Fanano. Mi complimento con Gianpietro Lucci per la sua grande prestazione alla sua seconda gara in montagna, ma prima di chiudere vorrei dare una tiratina d’orecchie all’opportunista mammina viterbese accompagnata ed assistita amorevolmente da un gruppo di modenesi quando stava per gettare la spugna. Signora Monica d’Amore, non hai fatto fare una bella figura alla nostra città (anche se desidero vivere sulle mie amate montagne). Da questo momento userò la terza persona singolare. Non è sportivo comportarsi così come lei ha fatto. Non è nell’etica di chi pratica la variante del podismo che si chiama trail i cui praticanti, generalmente, non cercano gloria e sono premiati dai paesaggi che Madre Natura gli offre. E’ un bene per tutti che si dedichi a fare la mamma a tempo pieno. Ecco uno stralcio dell’articolo (super) di Fabio Marri testimone dell’accaduto pubblicato di questo sito: “…Ma a dire il vero ha fatto una vittima: una bella mammina trentaduenne di Viterbo, che si voleva ritirare già a metà corsa, ma persuasa, incoraggiata, dissetata da una collega aveva continuato, quando si è sentita di nuovo in forze se ne era andata per conto suo, preoccupandosi più dei numerosi appuntamenti col marito che la seguiva in auto che della ex compagna di strada. Però, a voler fare tutto da sola, all’ingresso in Fanano ha perso il marito e perso il sentiero, arrivando ultima donna, sei minuti dopo colei che l’aveva sorretta nelle fasi precedenti. A Bologna dicono che le sta bene come un vestito nuovo: oltre tutto, la signora era davvero elegante e carinissima, e naturalmente va riconosciuto che è stata anche brava, nello stare sotto le 13 ore”. Riallacciandomi alla versione gastronomica: “Le Tentazioni di…”: un piatto di pasta al ragù, una insalata ricca e una bibita in lattina. Questo stato il menù da me scelto tra i quattro a disposizione e gustato in Piazza Corsini a Fanano insieme ai miei compagni di viaggio Riccardo Silva e Gianpietro Lucci: eccellente, così come tutta l’organizzazione del CIMA TAUFFI TRAIL.
Bravi!
Giovanni (Gianni) Baldini
P.S.
Il mio omaggio alla terra che tanto amo. La nobile terra d’Emilia Romagna trema, e chissà per quant’ altro ancora. Tossisce la pianura Padana, ma in ogni catastrofe bisogna anche guardare anche agli aspetti positivi. Sembra una follia dire questo ma è così. In primis è emerso prepotentemente il coraggio e la dignità della laboriosa gente emiliana che mi fa sentire fiero, che vuole rialzarsi da sola senza lamenti, dove le lacrime vengono versate nell’assoluta intimità: è quanto di meglio che l’Italia può esprimere. Si risolleverà ancor più forte questa Terra, queste genti. Ma i fatti parlano da soli, perché passeggiando per Fanano la popolazione, fatta di tutt’altra pasta, ti fermava, ti domandava con quale spirito una persona affrontava una gara del genere, per certi versi assurda. E’ difficile trovare un riscontro del genere altrove. Come detto, ogni evento anche il più catastrofico ha sempre il suo lato positivo. Lo scontro tra le placche tettoniche, le zattere su cui le nostre membra, le nostre case poggiano, rende tutto estremamente vulnerabile. Non possiamo far nulla di fronte alla potenza della natura che chi ha fede chiama il Creato. Qual è allora l’aspetto positivo di questi sussulti che ci terrorizzano: gli Appennini, come tutti i rilievi del pianeta azzurro sono nati dai terremoti. Rimaniamo incantati contemplando le montagne che sono il frutto di ciclopiche collisioni, è bene non dimenticarlo. E’ da maggio che percorro i più suggestivi scorci dell’Appennino Tosco-Emiliano e Ligure in territorio emiliano: Il Monte Lama sopra Bardi (PR) durante l’ultra trail “The Abbots Way” Pontremoli Bobbio; in monte Carevolo ed il monte Bue con la lunare Valle Tribolata nel piacentino durante il Trail dell’Alta Val Nure, e questo perché lì mi sento a casa mia.
Emilia nel Cuore!
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1Comment
at giovedì 02 agosto 2012 12:24by Fabio Marri
Grande Giovanni, peccato che tu sia stato così grande da infliggermi un distacco incolmabile,e dunque rendere impossibile una cena comune! Ma ti detrai dei meriti:non credo che ti sia mancato il Monte Lancino;io almeno ci sono passato:era la prima cima,al km 22,5,dopo i Taburri.L'abbiamo aggirata sulla sinistra (d'accordo,non abbiamo fatto gli ultimi 10 m fino alla cima!) per poi scendere alla Pilaccia.Ho anzi adombrato l'ipotesi che qualche podista voglioso di accorciamenti proseguisse direttamente sul crinale dal Lancino alla Tauffi senza ridiscendere a 1400 m.Ma non l'ha fatto nemmeno la mammina tua concittadina,cui non butterei altre croci addosso,salvo quella di avere un affettuosoi marito che sgasa i corridori con la sua auto al seguito! Lei ha solo peccato di orgoglio alla fine,giudicandoci ormai cadaveri,ed è stata punita: ma come la Frine del celebre processo greco,la sua bellezza le procurerebbe assoluzioni ovunque!
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Ultimo aggiornamento ( martedì 31 luglio 2012 )
 
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